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Home » Viabilità ridotta in via teologo Valente a Palombaio e i mezzi pesanti invadono e distruggono marciapiedi

Viabilità ridotta in via teologo Valente a Palombaio e i mezzi pesanti invadono e distruggono marciapiedi

"Si risolva il problema in modo definitivo" scrive un cittadino a sindaco, polizia locale e "Gruppo Milo". E richiede una Conferenza di servizi

Michele Cotugno De Palma by Michele Cotugno De Palma
3 Settembre 2021
in Cronaca
Viabilità ridotta in via teologo Valente a Palombaio e i mezzi pesanti invadono e distruggono marciapiedi
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Una soluzione che sia strutturale e (soprattutto) definitiva per risolvere la situazione di strada teologo Valente, a Palombaio.

Una conferenza di servizi “per esaminare il problema e definire una soluzione percorribile”.

Angelo Domenico Colasanto, 71enne medico chirurgo residente nella frazione, prende carta e penna e scrive direttamente al sindaco Michele Abbaticchio, al comandante della polizia locale, Gaetano Paciullo, al dirigente del settore lavori Pubblici, Paolo Dello Russo, e al Gruppo Milo, affinchè la questione in oggetto si affronti una volta per tutte.

Questa:

“Sulla stessa strada teologo Valente, a circa 800 m. dalla mia abitazione, è ubicato l’opificio dell’Azienda “Milo”. Sicuramente sarà a Voi noto, in quanto conoscitori del territorio, che la predetta strada, costruita sul vecchio e storico tracciato rurale, ha una sezione di viabilità assolutamente ridotta, che a malapena consente il doppio senso di marcia di due autovetture.

Ciononostante, le legittime necessità operative dell’Azienda Milo comportano da anni che la strada sia utilizzata da grossi automezzi per il trasporto di merci vitali per l’attività produttiva. Mezzi che, via via, con il propizio e prosperoso successo aziendale, sono diventati TIR dalle notevoli dimensioni, che trasportano voluminosi container.

QUESTI “GIGANTI DELLA STRADA” CONFLIGGONO CON IL RIDOTTO PASSO VIARIO DI VIA TEOLOGO VALENTE E L’ASSETTO URBANISTICO E, DI CONSEGUENZA, NELL’AFFRONTARE LA CURVA “INVADONO E IMPATTANO” CON LA PROPRIA FORZA VIOLENTEMENTE IL PUBBLICO MARCIAPIEDE, ANTISTANTE LA MIA ABITAZIONE, UN SOTTOSQUADRO, IVI POSIZIONATO, CHE GESTISCE LA PUBBLICA ILLUMINAZIONE, NONCHÉ IL MURO DI CINTA DELLA MIA CASA.

La stessa situazione si “realizza” per l’abitazione di fronte alla mia, sull’altro della strada. Il tratto interessato del marciapiede, RIPETUTAMENTE INVASO è, ormai, PERMANENTEMENTE DISTRUTTO e, paradossalmente, diventa inutile ripararlo e ricostruirlo.

Si convive, di conseguenza, con un PERMANENTE DANNO PROCURATO PER IL COMUNE E UN ALTRETTANTO DANNO PROCURATO ALLA SICUREZZA DELLA PROPRIETÀ PRIVATA DI UN CITTADINO, come si potrà osservare dalle foto allegate alla presente nota.

Questa angosciosa situazione si protrae da anni, ma è pleonastico precisare che “G I A M M A I” un’autista, sia italiano che estero, si sia fermato per assumersi la responsabilità del danno procurato al Comune e al privato e comunicare i dati della propria assicurazione.

Sono consapevole, ancor più, che il Comune non sia mai stato informato in maniera ufficiale di quanto accade, in quanto nel tipico orgoglio della civiltà contadina non siamo soliti “lamentarci” e non abbiamo mai inviato una segnalazione, ma… sono propenso a credere che “molti sanno”.

Deve, a tale proposito, evidenziare che l’azienda Milo è stata “molto tiepida, o meglio del tutto assente/non curante nei confronti del contesto, testé descritto, in quanto legittimamente non responsabile diretto del danno procurato; ma mi sia consentito dire, con molta umiltà, che esiste una “una corresponsabilità fattuale o almeno una responsabilità etica”, in quanto l’anomalo traffico di TIR non è fisiologico per quello che è il divenire della strada nel contesto strutturale e produttivo di Palombaio, ma è imposto dalle esclusive, apprezzabili esigenze produttive dell’Azienda. Si consideri che il passaggio quotidiano di tali mezzi è quantificabile in 30-40 mezzi al giorno che, tra andata e ritorno, comporta, nel tratto di strada, sessanta-ottanta passaggi al giorno e, quindi, con tale frequenza il rischio di incidente è notevolmente alto.

Onde evitare spiacevoli equivoci, voglio precisare che reputo la presenza dell’Azienda Milo nel territorio di Palombaio una grande e ben augurante opportunità di sviluppo locale e di lavoro per i nostri giovani. Osservo, però che essa deve essere compatibilizzata con le altre esigenze del territorio e delle persone, estranee alla produzione, che ci vivono.

Peraltro, amareggiato dopo l’ennesimo impatto distruttivo dell’altro ieri e, ormai, “FORTEMENTE PREOCCUPATO DELLA POSSIBILITÀ DI TROVARMI UN TIR NEL GIARDINO DI CASA” ho chiesto l’intervento della polizia locale, che è intervenuta mercoledì, ha fatto i rituali rilievi e le foto di rito e, penso, redatto il relativo verbale di sopraluogo, al quale le SS. LL. potranno facilmente accedere. Sin da quando erano in vita i miei genitori e poi io abbiamo provveduto a nostre spese al ripristino del marciapiede e del muro di cinta. Aggiungo, anzi, che diversi anni fa abbiamo provveduto, sempre a nostre spese, a modificare e ridurre, rientrando, il marciapiede e l’ENEL a spostare il palo della pubblica illuminazione, continuamente “aggredito” per facilitare il transito, ma non è stato sufficiente, allorché sono entrati scena i grandi TIR. Sono, personalmente convinto, pur non essendo un tecnico, che non è più tempo di continuare con la logica della” riparazione estemporanea” operata da privati cittadini, ma che sia necessario un intervento strutturale e questo è compito dell’Istituzione Pubblica”.

 

Per tutte queste ragioni, allora, Colasanto chiede che venga aperto un tavolo

“per esaminare il problema e definire una soluzione percorribile, in quanto è giusto e doveroso sostenere le ragioni della presenza prestigiosa per Palombaio di un’Azienda locale, ma è altrettanto doveroso da parte dell’Istituzione pubblica garantire la sostenibilità delle attività produttive nell’ambito del contesto sociale e dell’assetto urbanistico del territorio, onde assicurare la tutela dei diritti costituzionali di singoli cittadini e della loro qualità di vita”.

 

 

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