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Home » CALCIO – Tarabocchia, il portiere che andò oltre il record di Buffon. Nicola Lavacca racconta

CALCIO – Tarabocchia, il portiere che andò oltre il record di Buffon. Nicola Lavacca racconta

Era un Lecce con molti baresi in squadra: l’allenatore Nicola Chiricallo, Loseto, Lorusso, Loprieno, Carella, Toscano. Senza contare Di Somma, Materazzi, Montenegro e persino un 18enne Sergio Brio allora centravanti

Nicola Lavacca by Nicola Lavacca
29 Marzo 2016
in Sport
CALCIO – Tarabocchia, il portiere che andò oltre il record di Buffon. Nicola Lavacca racconta
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(Per gentile concessione dell’autore Nicola Lavacca e de LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO)

C’è un portiere che è andato oltre Buffon.
Sfogliando l’album dei ricordi torna alla mente Emmerich Tarabocchia che ancora oggi detiene il vero record d’imbattibilità del calcio professionistico italiano.
Ben 1.791 minuti senza subire gol, per una ventina di partite consecutive, quando nella stagione ’74-’75 in serie C difendeva la rete del Lecce.

Lungagnone dal fisico prestante era nato nel ’46 nell’isola di Sansego in Croazia che era stata annessa all’Italia nel primo dopoguerra.
Poi, si ritrovò con quel suo cognome un po’ buffo quando Mussolini decise di italianizzare i territori occupati. Così Tarabokija” divenne Tarabocchia.
Quel campionato con la maglia giallorossa divenne per lui memorabile.

Era un Lecce con molti baresi in squadra, a cominciare dall’allenatore Nicola Chiricallo per finire a Pasquale Loseto, Michele Lorusso, Nicola Loprieno, Angelo Carella, Saverio Toscano. Senza contare il baluardo Salvatore Di Somma, il metronomo di centrocampo Beppe Materazzi, il bomber potentino Gaetano Montenegro e persino un 18enne Sergio Brio che allora faceva il centravanti prima di passare alcuni mesi dopo alla Juventus. Gente di carattere, grintosa e determinata che nel girone meridionale dell’allora serie C sapeva farsi valere.

Eppure l’avvio del Lecce non fu dei migliori, tanto più che all’ottava giornata i giallorossi persero 1-0 a Bari uno dei derby più sentiti e accesi. Segnò Troja all’83. Sembrava l’inizio di una parabola discendente.
Invece, in quel momento così delicato irruppe sulla scena Tarabocchia che praticamente chiuse la porta a chiave. Dopo il pareggio in casa a reti bianche con il Benevento bisognava affrontare l’insidiosa trasferta di Reggio Calabria. Lì scoccò la scintilla che avrebbe dato vita alla incredibile ascesa.
“Prima di giocare contro la Reggina – racconta Tarabocchia che compirà 70 anni l’8 dicembre prossimo – feci una scommessa con i due difensori Salvatore Di Somma e il compianto Michele Lorusso. Dissi loro: se non prendo gol mi lascio crescere i baffi e non li taglio fino a quando subisco una rete”.
Una sorta di presagio per quello che sarebbe poi accaduto.

Con i suoi proverbiali baffoni l’intrepido Emmerich parò a mani nude tutto quello che c’era da parare, supportato anche da una difesa granitica.
“Io ci misi del mio, ma una grossa mano me la diedero Pasquale Loseto, Di Somma, Loprieno e Lorusso. Una vera linea Maginot. Mi ricordo che in casa contro il Cynthia Genzano avemmo un rigore contro. Pensai che ormai fosse finita. Invece, neutralizzai il tiro dagli undici metri e vincemmo 2-0”.

Sulla soglia dei 1.300 minuti d’imbattibilità la porta giallorossa vacillò nel derby di Barletta quando i padroni di casa segnarono due gol (terminò 2-2 ndr). “A fine gara si scatenò il putiferio per l’invasione di campo di un gruppo di tifosi barlettani. Il giudice sportivo decretò la vittoria a tavolino per noi e il record fu salvo”.

La lunga serie positiva venne contrassegnata da parate decisive. Fino a quando l’incantesimo si spezzò.
“Francamente al record non ci pensavo più di tanto. A me interessava che il Lecce andasse bene, anche se poi arrivammo terzi e il sogno della B sfumò. A Benevento dopo una buona prova nel secondo tempo Cascella con una prodezza mise la sfera alle mie spalle. Fine della splendida avventura. Provai un pizzico di delusione, ma senza fare drammi. L’attaccante segnò poco dopo un secondo gol. Era destino che sarebbe andata così”.

In quel lontano 6 aprile del ’75 il talentuoso Salvatore Cascella nato a Margherita di Savoia, dove vive tuttora, fu dunque il suo giustiziere.

Nella stagione successiva il Bari, ancora in C, volle a tutti i costi Tarabocchia. Ma non andò bene. I cinque gol incassati alla seconda e terza giornata oltre a qualche incertezza di troppo pesarono come un macigno.
“In particolare la sconfitta di Torre del Greco (3-2 ndr) causò la contestazione dei tifosi e nel mirino ci finii soprattutto io. In porta ci andò Elefante. Decisi di andar via a novembre accasandomi alla Lucchese. A trent’anni lasciai il calcio professionistico. Poi, mi sono divertito tra i dilettanti facendo anche il portiere dell’Entella in serie D quando l’allenatore era Giampiero Ventura mentre un giovanissimo Spalletti giocava da terzino”.

Emmerich Tarabocchia abita a Santa Margherita Ligure, si gode la pensione, macina chilometri in bicicletta e gioca a biliardo con l’amico Bibi Spalazzi altro storico portiere del Bari.
Il suo record resiste e chissà per quanto tempo ancora resterà un’icona immacolata del nostro calcio…

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