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Home » Consiglio comunale 1/ Bitonto ha il suo Urban Center ma non senza riserve

Consiglio comunale 1/ Bitonto ha il suo Urban Center ma non senza riserve

Delineato anche lo stato dell'arte per l'assegnazione dei suoli del Piano di Zona 167

Loredana Schiraldi by Loredana Schiraldi
9 Novembre 2015
in Politica
Consiglio comunale 1/ Bitonto ha il suo Urban Center ma non senza riserve
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Ore
16.30 circa, 19 presenti all’appello della seconda convocazione e via alla
seduta di Consiglio comunale dei
punti rinviati.

Nonostante
l’ordine del giorno contasse ben 13 punti, infatti, pochi sono gli argomenti
realmente trattati.

Preso
atto delle comunicazioni del sindaco sull’avvenuto deposito dei verbali di
deliberazioni adottate nelle sedute consiliari dal 13 gennaio al 30 settembre
2015 e delle comunicazioni della presidenza sul regolamento di contabilità, la discussione
entra nel vivo con il punto relativo all’assegnazione
suoli del Piano di Zona 167
.

«Al fine di evitare il chiacchiericcio e
le strumentalizzazioni di qualsiasi natura,
– spiega Francesco Ricci (PD) – vorremmo capire lo stato dell’arte. Siamo fermi
ad un bando che fu fatto, dopodiché non abbiamo saputo più nulla. Sviluppi?
Cosa intende fare l’amministrazione? Quale risposta si vuol dare alle
cooperative?»

Pronta
la risposta del primo cittadino: «La
volontà politica dell’amministrazione è portare a termine il procedimento della
167, bloccato dall’interpretazione differente dell’applicazione del bando tra
ufficio e primo soggetto aggiudicatario. Il ricorso al TAR ha dato ragione
all’ufficio e dunque il primo consorzio è decaduto. Abbiamo convocato il
secondo in graduatoria che si è dichiarato disponibile (sin dall’epoca del
bando) a fare solo una parte del comparto, cioè 30 appartamenti. Intendiamo
quindi fare un avviso pubblico per poter realizzare anche la parte rimanente.
La relazione però non è ancora pronta e vorremmo metterla al vaglio delle
commissioni competenti, dato che il pallino è tornato nelle mani della politica».

L’avviso
pubblico, a detta di Michele Abbaticchio,
potrebbe inoltre rivelare se c’è realmente domanda per alloggi in quella zona
della città, come richiesto dal piddino.

Discussione
molto più articolata, invece, per l’approvazione
del regolamento di attuazione dell’Urban Center
, anticipata per decisione
della riunione dei capigruppo.

«L’Urban Center è un’istituzione molto
antica e presente in tutto il mondo»
, spiega l’assessore al ramo Nicola Parisi, e propone il coinvolgimento critico delle comunità
civiche nelle politiche di trasformazione della città e del territorio.

Gli Urban Center si propongono come arena di
dibattito per amministratori, professionisti, operatori economici, forze
sociali, comitati di cittadini e singoli soggetti che intendono contribuire
attivamente a delineare il futuro della città, ma nel comitato
tecnico-scientifico non è contemplata la presenza di rappresentanti politici.

La
mancanza non va giù a Giovanni Ciccarone (Progetto Comune) e a Francesco Pafetta (Italia dei Valori), ma la spiegazione arriva da Franco Mundo (PSI). «In due
seduta di III commissione (di cui è presidente,
ndr) – spiega – abbiamo discusso
con l’assessore Parisi dell’Urban Center. Nella prima stesura del regolamento, era
contemplata la partecipazione di 2 consiglieri, ma il comitato è operativo non
rappresentativo. La premura di Ciccarone certamente non può non trovare
attenzione, ma voglio far notare che è prevista anche l’assemblea, vera
ricettrice degli indirizzi. In pratica, il comitato fa proposte, da mandare al
vaglio dell’assemblea. Per questo la commissione ha pensato di lasciare la
rappresentanza politica in quest’ultimo organismo».

Se
la maggioranza plaude all’Urban Center, molto più scettica è l’opposizione.

«L’Urban Center è utile e propedeutico
al Piano Urbanistico Generale ma non si deve peccare di troppa partecipazione.
Bisogna essere attenti affinché questa non impedisca il conseguimento di
obiettivi»
è il parere del presidente dimissionario Vito Palmieri.

«Se deve essere uno strumento per una
campagna elettorale anticipata o per far vedere che l’amministrazione propone
sempre la partecipazione, non perdiamo tempo. Gli atti d’indirizzo, d’altronde,
devono essere proposti dal Consiglio comunale, non dall’Urban Center»
commenta seccamente Ricci, che continua «sicuramente
non lo bocceremo, ma lo approviamo con riserva, sperando di non vedere filosofia,
ma concretezza».

«Dotarsi di uno strumento urbanistico avrebbe
dovuto essere una priorità, perché avrebbe permesso ad aziende locali di aver
posti di lavoro in più, di vedere valorizzate zone della città e di vedere
sanzionate definitivamente situazioni illegittime o illegali in zone vincolate
o a rischio»
conclude il piddino.

Se Francesco Toscano (UDC) spera «produca una partecipazione attiva ed un’interazione con le istituzioni», per Christian Farella (Indipendente) si
tratta di «un passaggio obbligato. È una
sfida lanciata dall’assessore, ma il tempo non gioca a favore di Parisi che è
subentrato dopo quasi 3 anni di vuoto urbanistico. Gli eccessi forse non fanno
sempre bene. L’eccesso di partecipazione potrebbe contribuire alla paralisi o a
creare un tappo al reale sviluppo urbanistico. Che sia un raccoglitore di idee,
ma terzo, non uno sostituto del Consiglio comunale».

Sulla
stessa lunghezza d’onda, ma decisamente più duro è Domenico Damascelli (FI): «Dopo
quasi 4 anni, parliamo oggi di aria fritta. Queste cose andavano bene negli
atti di indirizzo dell’amministrazione, ma si approvano ad inizio consiliatura,
non alla fine del mandato. L’Urbanistica avrebbe dovuto essere un tema
importante per l’amministrazione. Sono dispiaciuto come cittadino, prima ancora
che come consigliere. Non abbiamo risolto niente. Serve una presenza politica e
fisica che negli uffici non c’è mai stata. Dobbiamo correre ad approvare il
PUG, ma bisogna fare adeguamenti propedeutici per eliminare vincoli assurdi».

«Stiamo creando uno strumento per il
futuro dei nostri figli
– risponde Parisi -. L’Urban center si adopererà per far
conoscere i principali indirizzi politici, non per produrli. Non è un luogo per
perdere tempo ma per fare sintesi. Chi verrà a giugno a contestare, non avrà
capito il problema». «Questo metodo è usato nei migliori organismi di
pianificazione, perché Bitonto non dovrebbe averlo?
– si chiede l’assessore
– Spero che con i fatti si possa dare
senso a questo lavoro. Per quanto riguarda i consiglieri, si possono
tranquillamente iscrivere come capigruppo o perché sensibili ai temi trattati».

Le
parole di Parisi non convincono però Ricci che le trova contradditorie rispetto
a quanto scritto nell’atto.

La
speranza in una svolta, come dichiarato anche dal consigliere della Lista
Intini, Giuseppe Maiorano, però ha
la meglio. Il provvedimento è approvato all’unanimità,
ma il comitato dell’Urban Center dovrà accogliere anche i capigruppo.

Per la modifica del Regolamento delle commissioni consiliari, invece,
bisognerà ancora attendere.

«Il
segretario ci ha comunicato che intende mettere mani alle composizioni delle
commissioni»
spiega
Ricci, giustificando la proposta di rinvio, ottenuta con voto unanime.

Tags: bitontoConsigliodabitontotirurban center
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