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Home » “Uccidi il padre” – Sandrone Dazieri

“Uccidi il padre” – Sandrone Dazieri

Simona Saracino by Simona Saracino
13 Ottobre 2014
in Oltre Le Righe, Rubriche
“Uccidi il padre” – Sandrone Dazieri
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Colomba Caselli ha “il viso di una
guerriera”, occhi grandi verdi e spalle larghe, ma non abbastanza da
sopportare il peso che si porta dietro da mesi. 
È un poliziotto e dovrebbe essere
abituata a fronteggiare casi disperati, eppure quegli occhi tristi sono
indicativi del suo stato d’animo. 

Colomba è provata, dopo un grave incidente
sul lavoro di cui si ritiene responsabile e da cui è uscita fortemente
indebolita, nel corpo e nello spirito, ha chiesto un’aspettativa per combattere
contro i suoi demoni. 

Ma ora non c’è più tempo per le paranoie,
Colomba deve mettere da parte le sue ansie e tornare subito a lavoro. in uno
dei tanti parchi di Roma, affollato dai cittadini in fuga dalla calura estiva è
successo un fatto increscioso. 

Una donna è stata rinvenuta decapitata e il suo
figlioletto di sei anni non si trova più. 

Il marito e padre del bambino, dopo
essersi svegliato dal riposo pomeridiano, ha fatto la macabra scoperta. 
Entra in scena la seconda figura cardine del
romanzo: Dante Torre, meglio noto come “l’uomo del silos”. 

Quarantadue anni, psicolabile, follemente claustrofobico – non può
assolutamente stare al chiuso e al buio – bloccato da altre fobie e difetti.

 Ma
è bravissimo nel cogliere le sfumature, le note discordanti, percepisce le
emozioni e sa leggere il volto di una persona. 

Ha alle spalle una storia
tremenda di abusi e prigionia, rapito da bambino è stato tenuto in ostaggio per
undici lunghi anni, dai sei ai diciassette anni, in un silos dal terzo
personaggio del romanzo – il misterioso uomo chiamato da Dante “Il
Padre”. 

Quella di Dante è stata un’esperienza ai limiti
della follia. Privato di ogni contatto con ogni essere umano – ad eccezione del
Padre stesso – ammaestrato come una bestia, punito o premiato a seconda dei
voleri del suo carceriere, Dante conosce la libertà solo da adolescente, e da
adulto è l’unico a credere che il Padre sia ancora in circolazione, e non sia
invece il contadino trovato suicida anni prima. 

Il sospetto è diventato certezza quando nei
pressi del luogo del rapimento del bambino viene ritrovato un fischietto da
boy-scout. Era un portafortuna che il “Figlio” conservava durante la prigionia. 

Il “Padre” è tornato, dopo tutti questi anni. 
“Padre” è lì fuori ad attenderli e
loro non possono più tirarsi indietro. 

Tags: libri,lettura,dabitonto,sandrone dazieri,uccidi il padre,
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