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Home » “Abitare poeticamente il mondo” è il segreto di chiunque voglia misurare in versi la vita

“Abitare poeticamente il mondo” è il segreto di chiunque voglia misurare in versi la vita

Qualche (splendida) riflessione a margine di Fiero del Libro, la rituale kermesse organizzata a Corato dalla Secop Edizioni di Peppino Piacente. Ospite d'onore, il poeta Franco Buffoni

Angela De Leo by Angela De Leo
3 Ottobre 2016
in Cultura e Spettacolo
“Abitare poeticamente il mondo” è il segreto di chiunque voglia misurare in versi la vita
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Mi piace fare qualche riflessione in più sul tema proposto nell’ “Agorà” di Fiero del Libro di sabato, serata conclusiva, resa speciale dalla presenza del noto poeta Franco Buffoni, che è intervenuto con delle riflessioni molto profonde sulla possibilità che ha la poesia ancora oggi di essere veicolo di salvezza in un mondo devastato dalla violenza e dalla indifferenza e se è ancora oggi possibile vivere in questo mondo con poesia. 

Per evitare di ridurre, a nostro danno, il tempo di ascolto delle illuminanti parole dell’atteso quanto gradito ospite, mi sono limitata a poche battute che vorrei qui meglio argomentare.

“Abitare poeticamente la terra” è il titolo di un libro di poche pagine ma di pregnante e ricchissimo contenuto poetico-culturale del noto critico letterario Emerico Giachery che, nel donarmelo, alcuni anni fa, in un incontro nella sua Roma, mi disse che quel titolo, che a me sembrò subito bellissimo, gli era stato suggerito da una espressione attribuita al poeta  tedesco Friedrich Holderlin, ripresa successivamente dal filosofo Martin Heidegger, il quale puntualizzò che l’avverbio “poeticamente” stava a significare “essere alla presenza degli Dei ed essere toccati dalla vicinanza dell’essenza delle cose”. Che per me consiste nell’illuminare di tenerezza il quotidiano. Il film di Raffaello Fusaro, “Le favole iniziano a Cabras”, che abbiamo avuto la fortuna di vedere venerdì sera, è l’esempio lampante di come si possa vivere poeticamente il mondo. Il bravissimo regista ce lo ha dimostrato con la superbe immagini, con le indimenticabili parole dei pochi ma straordinari protagonisti, con la scrittura e le innumerevoli voci nascoste, ma reali, i suoni, i profumi, la musica, il sogno della terra, dei fiori, dei prati, delle acque, le nuvole, le onde, il mare…È necessario, allora, ritornare ad ascoltare le voci della natura, come facevano gli uomini primitivi, quando la natura non era ancora “desacralizzata” (Carlo Sini).Prendere, magari, a modello i bambini che, con naturalezza, abitano poeticamente la terra. Si stupiscono. Si meravigliano. Non programmano i loro giorni, ma li vivono solo giocando e nel gioco e con il gioco imparano a scoprire il mondo, giorno dopo giorno, conquista dopo conquista, abbandonandosi senza steccati e senza confini al fluire del tempo e della vita.I programmi che noi adulti siamo soliti fare, frazionando il tempo, segnano dei limiti e delle strade obbligate, che dobbiamo percorrere se vogliamo realizzare i progetti che ci prefiggiamo di raggiungere. Ma così sacrifichiamo libertà e creatività. Forse sarebbe meglio avere solo degli intenti da perseguire e da trasformare pian piano che viviamo, escogitando di volta in volta il “come”, nel rispetto della libertà del “come” di ciascuno. Sarebbe bello formare delle cordate per aiutarci a vicenda e sentirci solidali, forti, felici. Ci riapproprieremmo così della semplicità della vita. E, del resto, lo stesso Heidegger affermava: “Lasciamo essere all’ESSERE”. Abbandoniamoci all’esistenza  e tutto potrebbe accadere ne tempo giusto e nel luogo giusto. Non vivono gli uccelli cantando e ricamando i cieli di voli senza l’ansia del cibo o di programmare il nido che a primavera riempiranno di pigolii e fremiti di ali? Ecco, anche gli uccelli come i bimbi vivono poeticamente il mondo. E così la natura tutta quando segue il corso delle stagioni, le albe e i tramonti, lo sfolgorante mormorio delle stelle.Lo so, adesso mi taccerete di retorica, di romanticismo, di scarsissima aderenza alla realtà, perché quest’ultima ha le sue leggi, le sue priorità, la sua arcigna faccia quotidiana. I suoi problemi. La sua sofferenza insita nelle nostre fragilità e nella nostra stessa umanità. No. Non ho dimenticato la realtà. Mi preoccupa, mi spaventa, mi fa “tremare le vene e i polsi”. Ma non per questo devo rinunciare ai miei sogni. Alla mia Poesia.Il poetare di Holderlin veniva definito: “illuminazione, veggenza, stato di grazia”.I poeti sono allora dei privilegiati per un dono assolutamente gratuito che li salva e li salverà sempre.Nei “Quaderni di Malte” Rilke afferma che i versi sono esperienze che si vestono di stupore. E le esperienze diventano così l’atto più alto del vivere. Prima di scrivere un solo verso, egli afferma, bisogna aver visto molte città, aver conosciuto gli animali e le piante; sentito il volo degli uccelli e ascoltato il linguaggio dei fiori; ripensato ai sentieri percorsi e a quelli mai attraversati; ritornare all’infanzia, alle ferite inferte ai nostri genitori per le inevitabili ribellioni; trascorrere i mattini davanti al mare e sognare tutti gli oceani. Più o meno così. Ho citato sul filo della memoria. Non ho tempo per documentarmi. Questo tempo parcellizzato che distrugge il tempo, la libertà, la creatività. La nostra stessa umanità. L’Armonia che non ammette vuoti e si sostanzia di pienezza e di unità. La Poesia.E la poesia per William Blake è “vedere il mondo in un granello di sabbia/ e il cielo in un fiore di campo/ e lì eternità in un attimo”.Se la poesia, dunque, è tutto questo e molto molto altro ancora, allora è possibile abitare poeticamente il mondo. Oggi più che mai. Non possiamo andare al fondo del fondo. Inevitabilmente si torna a galla. Non ricordo più chi abbia detto che “l’ora più buia prelude alla luce” e non può essere altrimenti. I primi segnali di rinascita ci sono. L’amore per la lettura che lentamente rinasce. E la lettura è il volano della conoscenza medita dai libri, ma ampia e suggestiva. Profonda . perché ogni pagina può essere riletta, meditata, rielaborata. E, poi, ci sono i giovani che stanno riscoprendo l’impegno senza dimenticare i sogni. Sono i nostri giovani  che amano tornare  sulle barricate, sporcarsi di fango e di sangue per salvare vite in pericolo, per accogliere chi non ha più nulla. Non esistono solo i ladri i violenti gli assassini che la cronaca quotidiana ci sbatte in prima pagina per fare audience. Ci sono anche i poeti, i nostri poeti rivoluzionari che cominciano a ribellarsi contro un mondo che vorrebbero diverso, migliore, più giusto, più corale e solidale, più vero. Ci sono. Esistono. Solo che non fanno notizia. Il bene è silenzioso come la foresta che cresce contro il rumore dell’albero che si schianta.“Quando la gioia accade/ fatecelo sapere…”, ammoniva la grande poetessa serba DesanKa Maximovic con il cuore pregno d’amore anche dopo i novant’anni. Ed io voglio concludere gridando che i miracoli accadono basta riconoscerli e gridarlo ai mille venti  perché anche gli altri e gli altri e gli altri ancora ne abbiano contezza. E vogli cominciare dal miracolo dei giovani.I giovani sono il nostro futuro, la nostra speranza. Guai se non sentissimo più germogliare nel nostro cuore questa tenera fogliolina, di cui prenderci cura perché continui a verdeggiare. Non è solo importante partorire un figlio o un’idea. È fondamentale prendersene cura e continuare a farlo fino a quando non ci abbandonano le forze. Certo, ci vuole coraggio e determinazione, ma abbiamo ricevuto in dono mente, mani e cuore. E con questi meravigliosi doni, gli uomini di “buona volontà” sono sopravvissuti ad un mondo ostile e pieno d’insidie e di cattiveria, e di violenza e di guerra e di catastrofi naturali e non. Ed sono sempre rinati. Perché ogni volta hanno scoperto dentro di sé quella luce che ha rischiarato le tenebre ed ha annunciato una nuova alba. Delitto sarebbe ignorarla. Come lo sarebbe ignorare la memoria storica che ci riporta al passato e ci fa scoprire che il mondo non è nato con noi. Per evitare errori e per far tesoro di chi anche in passato è riuscito ad abitare poeticamente il mondo. E i luminosi esempi non mancano. Mio nonno ce lo ha insegnato con i nostri giorni nutriti di fiabe, con le sue mani colme di fiori e di frutti, con il suo amore per noi, per gli altri, per la vita.                                                                                                

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