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Home » L’Elzeviro/Lettera all’amica Pina sull’estetica e la letteratura, senza mai dimenticare il dubbio

L’Elzeviro/Lettera all’amica Pina sull’estetica e la letteratura, senza mai dimenticare il dubbio

Per Commuovere i Cuori (cum-movère), per Illuminare le Menti, Bisogna, Poeticamente, Far Germogliare dal marmo, dai colori, dalla Nota Musicale (oltre la Nota, Dice Riccardo Muti, c’è l’Infinito), dalla Parola Qualcosa di Irrevocabile, di Memorabile

Lucia Maggio by Lucia Maggio
25 Gennaio 2016
in Cronaca
L’Elzeviro/Lettera all’amica Pina sull’estetica e la letteratura, senza mai dimenticare il dubbio
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Cara Pina,

Ti Ringrazio di aver,
gentilmente, Letto e Commentato la mia Poesia ”Adagio”. In calce al tuo Bellissimo
Commento, ove Dimostri Competenza Critica e Indubitabile Possesso della Lingua
italiana (Tutti Coloro che S’ Arrischiano nella Scrittura hanno  l’unico Compito, Dovere, Obbligo di Scrivere
Bene), MI Preghi di risparmiarTi rimproveri e di RassicurarTi sulla
Compatibilità, sulla Consonanza della tua Interpretazione della mia Poesia con
il Messaggio che IO avrei voluto Dare al Mondo. Dico “Mondo”, per Enfatizzare
la mia “Doxa” che la zolla, sulla quale ogni uomo è stato, è, sarà  gettato, è la prosecuzione dello Spazio,
inteso come  Lemma della Scienza
Astronomica e come Categoria Filosofica, dell’Universo, poi, del Mondo.
Inoltre, per non farTi mancare niente, MI Esprimi, perfino, il Dubbio (in Filosofia
il Dubbio Sistematico è una sorta di 
Convincimento che si deve Nutrire nella Prassi Cognitiva) che al di là
del Senso, che Tu Evinci dalla mia Poesia, c’è o ci sarebbe in Essa “molto di
più”. Insomma, un Alighieriano “Sovrasenso o Senso Anagogico”. Poco dianzi, ho
Gradito Premettere ai Verbi Leggere e Commentare, nei quali hai Impiegato un
po’ del tuo prezioso Tempo, l’avverbio “gentilmente”, che il tuo Impegno ha
Indossato, spontaneamente, in ossequio alla Spontaneità, alla Naturalezza del
tuo Essere, in quanto la Poesia “povera e nuda va” in un’epoca isterica che,
istericamente, alleva il suo ”popolicchio” indaffarato in/per caterve di
pesanti, volgari idiozie, mentre in Essa Tutto Va Enunciato o, se si vuole,
Denunciato, Asseverato con la Leggerezza, a cui Si Riferiva Calvino nelle
“Lezioni Americane”, con la Sobrietà, con la Calma, con la Misura di tutte le
cose, di cui è Maestro l’Uomo, più precisamente, l’Individuo Protagoreo. Se non
da una sparuta Minoranza, di cui Tu, onorevolmente, Fai Parte, di Appassionati,
i Poeti, oggi, non Godono di alcun Prestigio Sociale, di cui, invece, erano
“Laureati” in Passato; Compongono Versi, che a Pochi Interesseranno. Non rare
volte i loro Libelli finiranno nella spazzatura, ché coloro a quali saranno
Donati, non venduti, malediranno quel Dono, per loro inutile, inopportuno, che
li obbligherebbe a Risvegliare, finalmente, la loro mente e il cuore grazie a
Testi in grado di Distrarli dal “pensiero unico” in cui sono, serenamente,
infognati. Indignata, pertanto, la Protesta di Iosef Brodskij, Premio Nobel per
la Letteratura, Eminente Poeta Russo, che. Esiliato dal regime comunista
sovietico, Riparò negli “states”, dove Insegnò in diverse Università: ”Vivevo
presso i grandi laghi /in un college dove mi toccava spremere /il sangue agli
ottusi giovinetti locali”. Qualsiasi Strumento Espressivo, dalla Lingua Aulica
della Tradizione, al Dialetto, alla Prosaicità Trasgressiva delle Taverne, sia
che riconduca il destinatario di Esso ad ambienti e consuetudini intime ed
affettuose, sia a fatti, situazioni semplici, quotidiani, sia ad alate
“situazioni, affezioni, avventure storiche nell’animo”, se Serve al
Rispecchiamento Dialettico della Vita nel Contesto di Processi, altrettanto,
Storici in atto, mercé la Poesia, Assume la Forma Suprema dell’Eloquio
(Dis)umano. La Poesia, Proclama, ancora, Brodskij è ”uno straordinario
acceleratore mentale; sintetizza una quantità di materiale razionale e
irrazionale; è un efficace strumento cognitivo”, ché, contemporaneamente, Usa
l’Analisi, la Sintesi Intuitiva e la Rivelazione :”A l’alta fantasia qui mancò
la possa; /ma già volgeva il mio disio e il velle /sì come rota ch’igualmente è
mossa l’Amor che move il sole e l’altre stelle”. Non sono, forse, questi Versi
una Grandiosa, Immaginifica Rivelazione, Conseguenza di uno Svolgimento,
Culturale, Intellettuale, Spirituale, Teologico, Politico, Analitico –
Descrittivo della disponibilità di Dante e degli umani ad agire male, a fare il
male, eziandio correlata all’opposta Disponibilità a Liberarsene ? (“Mostrata
ho lui tutta la gente ria, /e ora intendo mostrar quelli spirti /che purgan sé
sotto la tua balia.”, Dice Virgilio a Catone nel Canto 1° del “Purgatorio”, VV.
67-69). Svolgimento, che Avviato dalla Consapevolezza di Dante di trovarsi
nella “selva oscura”, in un momento problematico della sua Vita, Gli Permette di
Conseguire la “Trasumanazione o Perfezione Angelica”, prima della Visione di Dio,  per effetto della Folgorazione o della
Sintesi Intuitiva, oltrepassati i limiti naturali della Ragione e dell’Animo
umani, e di Rivelare agli uomini l’Essenza di Dio, che E’ nient’altro che
“”Amore”, Motore Immobile di ciò l’Universo Contiene, di ciò che in Esso Vive.
Una Società Perfettibile Necessita di Uomini che Si Convertano in Esseri
Estetici. ”L’estetica, Continua Brodskij, è la madre dell’etica e l’arte tratta
le questioni di competenza della chiesa in modo più interessante della chiesa
medesima. La Versione dell’al di là che ci Fornisce la Divina Commedia è molto
più interessante di quella che ci fornisce il Nuovo Testamento, Sant’Agostino e
i Padri della Chiesa”. Cos’ E’, allora, l’Estetica ? Dal Greco ”aìstesis”
(sensazione, percezione, capacità di sentire, sensibilità), Essa Connota la
nostra precipua Esperienza di Giudicare Qualcosa “Bello”: sarà  un Quadro, una Scultura, una Poesia, un’Epifania
della Natura a Inquadrare la nostra Attenzione, Allertando in noi Emozioni,
Stati d’Animo, difficilmente, Razionalizzabili, non di rado, positivamente,
Catartici. E l’Etica, a sua volta, cos’ E’? Dal Greco “èthos” (comportamento,
carattere, costume, consuetudine), Essa E’ la Scienza della Condotta, cioè una
Condotta Direzionata dalla Ragione. Così, “Vive faville uscian de’ duo lumi
/ver me sì dolcemente folgorando (Petrarca, Canzone CCLVIII, 1 – 2)”, e la
Folgorazione, Operata dalla Bellezza, Abbatte tutti gli schemi, i pregiudizi,
le barriere sociali, l’autorità, gli anatemi morali, storicamente, cruenti, del
“libro”, le minacce del coro, “longa manus” del potere (“Perché la vera
tragedia è il coro, non quando perisce l’eroe”, Lamenta J. Brodskij) e la
Ragione (La Facoltà di Pensare, peculiare dell’Uomo, soprattutto, in quanto
Capacità di Discernere, di Determinare Rapporti Logici, di Formulare Giudizi)
Diventa la Lampada, la Stella Polare che Guida l’Uomo, da Essa  Liberato (Libertà è Liberazione da qualcosa
di determinato: dai codici morali, ad esempio, dalle ingannevoli identità), e
Lo Elegge Padrone della “casa” in cui vive, Unico Costruttore della sua Storia,
Unico Finalizzatore della sua Crescita Umana, dei suoi Sentimenti. “Tamen”, per
Commuovere i Cuori (cum-movère), per Illuminare le Menti, Bisogna, Poeticamente,
Far Germogliare dal marmo, dai colori, dalla Nota Musicale (oltre la Nota, Dice
Riccardo Muti, c’è l’Infinito), dalla Parola Qualcosa di Irrevocabile, di
Memorabile “finché il sole risplenderà sulle sciagure umane”. Irrevocabile ?
Cosa è stato, mai, Composto di più, Esteticamente, Irrevocabile, di più,
Eticamente, Irrefutabile dei Versi 97-106 del Canto V dell’”Inferno” di Dante ?
“Siede la terra dove nata fui /su la marina dove il Po discende /per aver pace
coi seguaci sui. /Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende, / prese costui de la
bella persona /che mi fu tolta; e il modo ancor m’offende. /Amor, ch’a nullo
amato amar perdona, /mi prese del costui piacer sì forte /che, come vedi, ancor,
non mi abbandona. /Amor, condusse noi ad una morte: /Caina attende chi a vita
ci spense.”. All’ Amore non si può, non si deve non Obbedire, quali che siano
gli Attori Benedetti da Esso, il loro “status” sociale, la loro identità
sessuale, il loro censo, la loro nazionalità, ecc., ecc., ecc. La Bellezza di  Eventi Estetici Educa Modelli di Condotte, di
Comportamenti Razionali dal Forte Spessore Etico! Poco sopra, ho Acclarato con
Brodskij che la Poesia ”è la forma più succinta di dire qualcosa”, sì che per
Tanto Ribadire non posso non RifarMI ai “Sonetti“ nei quali Foscolo S’adopra
nel Sintetizzare, perfettamente, i Romantici Moti dell’Animo più Intimi e
Sottili, Classicamente, Composti e il suo Personale Tono, profondo nel Sentire,
complesso nel Meditare sui Temi  della
“Bellezza Serenatrice”, del “Sepolcro” che Strappa l’Uomo, in Esso Sepolto, all’oblio
e Lo Fa Sopravvivere nell’amoroso Ricordo dei vivi, dell’ ”Esilio”, lontananza
dagli Affetti più cari, la cui Culla è la Patria, della Poesia, Eternatrice
della Bellezza e dei più alti Valori (Dis)umani. Temi che Foscolo Amplierà nei vasti
Movimenti strofici e nella Musica mesta e solenne dei “Sepolcri” La Poesia è
Educazione Sentimentale e ci Rende Gentili, Mitigando la nostra improvvida istintualità,
più che la politica, la religione, qualsiasi forma di legislazione; senza
bisogno di costrizioni, e di indecenti luoghi di costrizione, ci rende Elevati
(Dis)umani. Se sapessimo Scegliere i nostri governanti in base alla quantità e
qualità di Letture di Poesia e non sui loro menzogneri programmi politici,
Opereremmo una significativa Discontinuità nel presente dal passato; sulla
terra ci sarebbe meno ingiustizia sociale, meno corruzione, meno sangue, meno
dolore e non ci sarebbe niente di più spaventoso dell’essere umano. Il Poeta
non porta, giammai, la maschera, all’uso greco, non è una “persona”; non Si
vergogna, non ha il pudore del suo Sentire: Ride, Piange, quando Ne Sente il
Bisogno. Infatti, Dante nel Canto XXI del “Purgatorio”, ai VV. 105 – 108
Scrive: ”… ma non può tutto la virtù che vuole /ché riso e pianto son tanto
seguaci /a la passion di che ciascun si spicca /che men seguon voler ne’più
veraci.” Il Riso e il Pianto Seguono con irrefrenabile Schiettezza il
Sentimento (passion), da cui ciascuno di essi scaturisce, che tanto meno
obbediscono alla volontà, quanto più si è Pretti e Incapaci  di fingere. Il Poeta Sa quando deve Tacere (Quasimodo
in “Alle fronde dei salici” Rievoca l’angoscia affranta per l’occupazione
nazista dell’Italia, l’oppressione e le rappresaglie atroci. In quel tempo
anche la Poesia Taceva raggelata dalla comune sofferenza: ”Alle fronde dei
salici, per voto, /anche le nostre cetre erano appese, /oscillavano lievi al
triste vento”) e quando deve, violentemente, Apostrofare, coraggiosamente (pur
se la prudenza dei “buoni padri di famiglia”Gli consiglierebbe il rassegnato
silenzio), coloro che hanno un’elevata capacità di fare il male, anche perché,
come miliardi di aguzzini, a loro simili, hanno capito che fare il male è più
facile che Fare il Bene. Il Poeta con i suoi Occhi “Affamati” Scruta la Vita e
la Morte e le Descrive, indirettamente, in modo 
obliquo. Ecco Auden in “Memoria di W. B. Yeats”: “Disparve nel pieno
dell’inverno; /i ruscelli erano gelati, gli aeroporti quasi deserti, /e la neve
sfigurava le statue pubbliche; /il mercurio sprofondava nella bocca del giorno
morente. /Sì, tutti gli strumenti concordano: /Il giorno della sua morte era un
giorno scuro e freddo”. Versi che Riecheggiano le Sonorità dolenti del “Lamento
per la morte di Ignazio” di Garcia Lorca: ”… E muore anche il mare…”. I Poeti
sono Ispirati dal Metodico (Dis)umano “Non So”, più che dalle umane certezze.
Umani, umanissimi, sono, invece, i cattivi, i dittatori, i boia, gli
intransigenti sanguinari “fondamentalisti” di tutte le religioni “sanno” e da
ciò che “sanno” non vogliono essere distolti; non provano Curiosità per ciò che
è, nobilmente, reale fuori della tinozza di disvalori, di rapporti, di
relazioni sporchi in cui annaspano, arrancano, ché Essa potrebbe Mettere in Discussione
la graniticità apodittica della loro fede. Ecco, ad esempio, il “Non So” di Isaak
Newton, quando gli cadde la mela in testa; ecco, il “Non So” di kavafis nella
“Fermata nel Deserto: ”…che c’è dinanzi a noi ? /Ci aspetta forse una diversa
era ? / E se è così, quale sarà l’impegno collettivo ? /Che cosa noi dovremo
portarle in sacrificio ?” Come Vedi, cara Amica Pina, e voi, cari 25 Lettori,
la Poesia Adopra i Punti Interrogativi, Pone Domande più che elemosinare agli
inetti  risposte consolatorie. In
qualsiasi modo e per qualsiasi motivazione si consoli, si scade nell” ”escapismo”,
di cui ho già Parlato in un’altra occasione. Per Finire, mia cara Amica Pina,
Tu MI Chiedi se hai Focalizzato nella tua Interpretazione della mia Poesia “Adagio”
ciò che IO, veramente, volevo o avrei Voluto Dire. Domanda, la cui risposta
positiva da parte mia Ti renderebbe soddisfatta di Te Stessa. “Sed” Ti  voglio Promuovere in altro modo: una Poesia è
come un albero, i cui rami vengono spogliati dei loro innumeri Significati da
Coloro che Li Colgono per, Spiritualmente, ArricchirSi. Ciò che all’albero viene
tolto sarà la veste che avvolgerà un Animo, una Mente, un Uomo Nuovo.

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