“Ancora mi sembra di sentire il rumore dei vostri passi, il suono delle vostre risate, gli applausi, l’adrenalina che aumenta e lascia spazio al brillio degli occhi di chi nella magia dell’Arte sempre ci crede”.
È una magia che non svanisce, una magia che unisce e questa volta ha avuto il nome di “Le Malagloria”: una commedia dell’arte che, domenica scorsa, tra ironia, profondità e libertà ha conquistato il pubblico del Teatro Traetta.
È l’ultimo e nuovo successo di Okiko the Drama Company che ha chiuso la rassegna di eventi sulla Giornata internazionale della Donna, realizzati da diverse realtà associative locali e curata dalla vicesindaca e dall’assessore alle pari opportunità Marianna Legista.
La penna del regista Piergiorgio Meola continua a scrivere d’Amore, descrivendone ogni volta una sfumatura nuova.
Nessuno si aspettava quello che è stato portato in scena: una storia sì romantica, ma ancor più esilarante di sempre per tante cose, prima fra tutte la comicità. Strappare un sorriso, una risata, non è semplice. È un modo particolare di lasciare il segno e condurre il pubblico alla riflessione quasi satirica sulle mille sorprese che ci riserva la vita, su quei preconcetti sociali che ancora esistono.
Certi miti, certe idee vanno sfatate. A farlo in “Le Malagloria” è toccato alla Marchesa Petra De Giorgis, interpretata da Stefania Sannicandro (attrice e graphic artist della compagnia). Una donna che ha fatto della solitudine la sua più fedele compagna, scegliendo di danzare con essa piuttosto che piegarsi a convenzioni imposte. Ha conosciuto il potere, il vuoto del denaro e dell’aristocrazia, ma invece di cercare qui un riscatto lo ha trovato nella propria indipendenza. Intorno a lei ruota il destino delle sei sorelle Malagloria, personaggi che incarnano le emozioni più viscerali e riconoscibili dell’animo umano, dalla paura all’amore. Ognuna di loro, con il proprio carattere e le proprie debolezze, si muove in un gioco di equivoci e maschere, cercando di sfuggire a doveri imposti che rischiano di soffocarne la vera essenza.
Elga -interpretata da Carmen Toscano– , con il suo spirito travolgente, folle e la sua capacità di creare e risolvere problemi con la stessa rapidità, diventa un’alleata preziosa della Marchesa, aiutandola a portare avanti il suo intricato piano per il trionfo dell’amore autentico.
Cornelia -interpretata da Giorgia Pia Schiraldi-, amante della moda e volto dell’amore carnale, si scopre inaspettatamente una complice leale e appassionata lasciando con il fiato sospeso le sue sorelle e la Marchesa stessa.
Mina -interpretata da Teresa La Tegola– è il cuore della famiglia, colei che tiene unite le sorelle con dolcezza, apprensione e responsabilità. Cerca la forza in sua sorella Cecilia per mandare avanti una famiglia un po’ insolita.
Cecilia – interpretata da Simona Izzo– trova rifugio nella fede, sostenendo così la felicità altrui prima della propria. Le sue paure, la sua delicatezza e vena comica hanno dato dei risvolti positivi alla storia.
Irene -interpretata da Rosa Masellis– è il volto del disincanto, forte, ribelle e profondamente sensibile. La sua risolutezza e veemenza sono determinanti per la Marchesa.
E Riccarda – interpretata da Rossella Rutigliano-, l’eterna romantica, vede infine il suo sogno d’amore realizzarsi con il Marchese, come nelle favole.
È lei la chiave della libertà di tutte, in fondo. Combatte e vince la stessa battaglia della Marchesa contro i costrutti sociali.
Edoardo – interpretato da Michele D’Amore-, è il servo del Marchese, lo specchio perfetto di Elga. Come lei, è fedele a un piano che sembrava destinato al fallimento per la sua incredibile capacità di combinare guai. Ma è proprio in questo caos esilarante che anche lui scopre l’amore. Un amore passionale ed esasperato che incarna l’aspetto più istintivo e carnale del sentimento.
Il marchese Gregorio De Petris – interpretato da Lorenzo Palmieri– combatte e vince la stessa lotta della Marchesa e di Riccarda. Non si piega alle convenzioni imposte, trova il suo riscatto attraverso l’amore vero a rischio di perdere tutto.
Il destino, come suggerisce la storia, è spesso più amico di quanto si creda. Il gioco del doppio non è solo uno stratagemma scenico, ma un’esplorazione profonda dell’identità. “Chi vi scrive è Elga, contro ogni pregiudizio di mancata obiettività. Chi vi scrive è l’occhio da sempre attento al talento e agli artisti locali, che vi invita a riflettere insieme: chi siamo veramente quando smettiamo di nasconderci? Quanto della nostra vita è scelta e quanto è imposizione? E soprattutto, possiamo trovare la felicità nella nostra solitudine così come nella condivisione?”
La regia di Piergiorgio Meola è riuscita a bilanciare questi temi con un ritmo incalzante e una leggerezza che non banalizza, ma anzi amplifica il messaggio dello spettacolo: la consapevolezza del sé e il coraggio di essere se stessi conduce alla libertà di essere, di vivere una vita cucita sulla propria anima. C’è chi ama la solitudine e chi ama condividerla. Gli attori, straordinari nel dar vita a personaggi tanto vividi quanto simbolici, hanno accompagnato lo spettatore in un viaggio che ha divertito, sorpreso e fatto riflettere.
Il pubblico ha risposto con applausi a scena aperta, segno tangibile del successo di una pièce che ha lasciato il segno, dimostrando che la Commedia dell’Arte può ancora essere un potente strumento per parlare della vita, dell’amore e della libertà.
Il successo è stato possibile grazie a chi crede in se stesso, a chi crede in Okiko, ma soprattutto un plauso va a Magda Brown, la coreografa che non solo ha curato il movimento scenico, ma ha anche contribuito alla gestione del dietro le quinte insieme a Valentina Meola e Davide Ventura che hanno garantito che ogni dettaglio dello spettacolo fosse impeccabile. Un ringraziamento speciale va alla make-up artist Elena Agostinacchio che ha fatto brillare i personaggi, a Cecilia Maggio per il suo prezioso supporto e la collaborazione, a Ferdinando Logrieco per le foto.
Non in ultimo per importanza, grazie ad Ars Technology che ha reso l’atmosfera dello spettacolo ancora più coinvolgente, esaltando con un gioco di luci e suoni ogni momento della storia.
“Mentre il sipario si chiude, per chi ha la bontà di arrivare fino all’ultima riga di questo insolito articolo, provo a rispondere alle domande da me poste con la premessa che essere Elga per me è stata una rivelazione. Sono Elga quando smetto di nascondermi. Sono Elga se scelgo di vivere intensamente la vita e trovo la felicità nella condivisione, nel senso più puro del termine, nel sorriso, nel prendersi gioco di se stessi, nella leggerezza, alcune delle chiavi della ricercata libertà. E forse, in fondo, un po’ Elga lo siamo tutti”.
commedia, commedia, commedia, commedia,