Un titolo italiano che vale molto più di una medaglia. A conquistarlo è stato Antonio Carbonara, 19 anni, atleta della Asd Taekwondo Bitonto, salito sul gradino più alto del podio ai campionati italiani di Parataekwondo, nella categoria P23, riservata alle competizioni di forme (poomsae) per atleti con disabilità intellettive o cognitive.
Un risultato costruito nel tempo, tra pause e ripartenze. Antonio aveva iniziato da bambino, poi si era fermato. Da circa due anni ha ripreso ad allenarsi con costanza, sotto la guida del maestro e presidente della società, Romano D’Abramo, fino al trionfo tricolore.
«È un ragazzo molto bravo – racconta D’Abramo – e lo sport per lui ha un impatto enorme: non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto umano. Gli permette di socializzare, di sentirsi parte di un gruppo, di mettersi in gioco». Un percorso che va oltre la palestra. «Spesso, finita la scuola, i ragazzi rischiano di restare isolati. Lo sport invece crea continuità, dà obiettivi. Antonio, per esempio, oggi aiuta anche nell’insegnamento delle forme agli altri ragazzi».
Dietro la vittoria c’è anche un lavoro quotidiano fatto di piccoli passi.
«L’attività sportiva ha una grande potenzialità – spiega la madre – perché offre a mio figlio stimoli continui. Lo aiuta a essere più autonomo e a migliorarsi ogni volta. Anche la preparazione alla gara, con la sua tensione, lo spinge a concentrarsi di più, nonostante le difficoltà legate all’attenzione e alla memoria».
Un cammino che diventa anche un messaggio.
«Sono felice che si parli di lui – aggiunge – perché può essere uno stimolo per altri genitori. Non c’è nulla da nascondere: avere un figlio con difficoltà non deve essere un motivo di chiusura. Lo sport aiuta a crescere, a vivere meglio e a costruire autonomia».
E forse è proprio questo il risultato più importante: non il titolo, ma la strada che lo ha reso possibile.
















