L’equipaggiamento non è sempre di quelli più performanti, né è avvezzo all’impiego di integratori o di creme che proteggano il viso esposto alle intemperie durante l’allenamento o la gara. Vito Liso, tesserato con la Polisportiva Amici di Marco da due anni appena, ha iniziato a correre nel 2005 e in questi vent’anni la passione per il running lo ha portato ad affrontare circuiti impegnativi sempre con l’entusiasmo di uno spirito libero e pronto all’avventura.
E’ arrivato in cima al Passo dello Stelvio, 2758 metri di altezza, scalato correndo, il 13 luglio 2025, in occasione della quarantesima edizione della tradizionale salita da Bormio al Passo dello Stelvio, 21 km di corsa, sulla strada carrabile più alta d’Italia. Forse il primo bitontino a farlo.
Non si prefigge mai limiti. Di nessun tipo. Ha la consapevolezza che con la mente sgombra si arriva dovunque e con meno fatica.
Cosa ti ha spinto a partecipare a questa gara così impegnativa fisicamente?
“Mi piace la resistenza, mi piace dove si soffre, dove ci sono le sfide, mi piace sfidarmi. Ho fatto gare di ultra maratona tipo Le 10 maratone, la maratona di sei ore, che è una gara a tempo in cui vince chi percorre più chilometri nelle ore di gara e poi la 200 km della Nove Colli Running di cui vado particolarmente fiero, sempre a piedi, sempre in modo amatoriale”.
Tutte gare per cui si è preparato sempre da solo e che, fino a due anni fa, quando si è tesserato con la Polisportiva Amici di Marco, ha affrontato senza il supporto di una squadra.
“Non sono legato all’idea della prestazione, sono una macchina a diesel, mi metto, vado piano e vado lontano. Io non ho mai avuto alcun problema nella mia storia personale di runner. Solo quando ho fatto la 200 km ho subìto un po’ le condizioni ambientali avverse e il non avere compagni di esperienza. Ero andato solo, senza il supporto di nessuno. Ha piovuto a dirotto per ventotto ore a Cesenatico ed io non ero equipaggiato. Immagina che ho indossato una di quelle cuffie di plastica da doccia che ti danno negli alberghi per proteggermi, non avevo cambi, sono spartano per natura. Ma dove va la strada arrivo io. E sono riuscito a vincermi. Ho pianto tutto il giorno dopo questa gara perché è stata una esperienza davvero estrema”.

Qual è il tuo ricordo più bello legato allo sport?
“Le amicizie. Perché ho conosciuto tante persone grazie allo sport e ho nel cuore tutte le cose belle che faccio, le sento dentro e provo una grande soddisfazione. Lo sport fa stare bene con sé stessi, la mente sta bene, così come il fisico sta bene. Quando corro scarico tutto. Ora vorrei fare la Milano Sanremo che è lunga 275 km e sarà a maggio o giugno 2026, quindi da settembre inizierò ad allenarmi. Lo Stelvio l’ho fatto ad un mese da un incidente in moto, avevo il piede gonfio, ma queste sono gare che devi fare non tanto col fisico quanto con il cervello. Quando affronto queste gare non porto l’orologio, perché mentre corro mi piace guardare le montagne, il paesaggio intono a me che diventa una impressione dentro di me. Io non uso integratori, sono uno che si ferma a mangiare il fico, le mandorle dagli alberi lungo il percorso”.
Vito ha una luce negli occhi che è la luce dell’essere integrato nel sistema-universo in cui è in armonia. Un’armonia che avvolge le sue relazioni umane vissute con generosità, fratellanza, autenticità e potenzia le sue prestazioni portandolo spesso vicino alla vera felicità.
“Correre per me è un modo per attraversare la vita. Il sogno è l’anno prossimo, la 265 km, e so che con la mente vincerò”.

















