Succede. A volte succede. A chi sa ancora emozionarsi di fronte al volo palpitante della gioventù che s’affaccia al teatro della vita, ammantata dalla sola, infantile eco della meraviglia. È successo ieri, a Bitetto, stadio Antonucci, campo “casalingo” e tempio d’elezione dei giovani Under 15 del Bellavista Calcio Bitonto, mentre scorrevano i titoli di coda di una partita di calcio che ha visto i giovani calciatori bitontini trionfare dopo aver rocambolescamente ribaltato, ai calci di rigore, lo 0-2 dell’andata contro la Dimateam Santeramo.
Non ci credevano, forse, i ragazzi alla rimonta. O ci credevano fino alla scaramanzia del non dirlo. Sono i “giovani d’oggi”, cui spesso noi adulti guardiamo con la diffidenza giudicante di chi non sa o non vuol cogliere le sottigliezze dei tempi nuovi, e finisce per temere le travolgenti ondate del progresso tecnico sui lidi della rinnovata umanità. Una ventina di adolescenti, 13-14 anni, hanno maturato nel silenzio delle loro coscienze il desiderio inconfessato di rivalsa, lavorandoci su, interrogandosi, confrontandosi con i loro dubbi e, infine, riuscendo a colmare la distanza tra sogni e realtà, in un’intensa settimana di allenamento, che è poi stata la “summa” di in un’intera, caparbia stagione, condotta sul duplice filo sottile della tenuta atletica e psicologica.
È successo nella semifinale di ieri, metafora di un anno sportivo di grande abnegazione: le speranze d’inizio gara hanno sùbito preso corpo in una lotta senza quartiere, argini sicuri dietro, fitti fraseggi nel mezzo del campo, fino ai tumultuosi assalti finali, che dicono, in fondo, di un gran lavorio pedagogico e di una raffinatezza esteriore di tattica e tecnica. Dicono, cioè, di una “scuola”. Qui non c’è algoritmo che tenga, l’intelligenza artificiale deve fatalmente arrendersi alla bellezza irreplicabile del gesto umano, alla creatività che sa misurarsi entro i limiti di un rettangolo verde e nel rispetto delle regole del gioco.

Ed ecco che ieri, quando si era ormai al crepuscolo di ogni speranza, è arrivato il gol salvifico, che ha pareggiato i conti, e poi i rigori del suggello di ogni emozione: gol, parate decisive. I ragazzi conquistano la finale. Sui gremiti spalti, abbracci e occhi umidi. Onore agli avversari.
Si è fatto tardi ieri a Bitetto: i ragazzi, finalmente liberi di gioire, si sono intrattenuti alquanto. C’era da festeggiare un traguardo agognato, surreale, impensabile, una finale. È scesa poi la sera coi suoi echi festosi, e le stelle si son fatte più vicine per gioire coi ragazzi. Un artista invisibile ha affrescato il cielo sopra Bitetto di un manto roseo e turchino, il tumulto degli animi s’è placato, i dubbi dissolti. I ragazzi si sono congedati tra loro col “cinque”, guardando avanti, oltre quel cielo, oltre quel crepuscolo silente che forse vuol essere l’alba di una nuova, emozionante apoteosi.
















