Torino gran cerimoniera del tennis mondiale. Nei giorni delle Atp Finals, atto conclusivo di tutta una stagione tennistica, lato maschi, la prima capitale del vecchio Regno d’Italia, da sempre vestita di regalità sabauda, ospita da par suo la più importante kermesse della Pallacorda moderna, non ignara di altri eventi consimili (le Olimpiadi Invernali del 2006 e gli Special Olympics di quest’anno) già ben organizzati.
Città romantica, di forti ascendenze artistiche e sensibilità liberali, oggi Torino può ben dire di seguitare nello sport la sua tradizione maiestatica, una certa qual sontuosità che è nei suoi palazzi, nell’originalità delle intraprese e delle iniziative che hanno fatto e fanno la storia, non solo italiana.
Ma dal velato ditirambo savoiardo, si deve passare, più prosaicamente, al Round Robin dei nostri giorni. Niente male, direi. Sono accadute cose che a noi umani che amiamo il tennis non dispiacciono affatto. Ad esempio, alcune sfide al calor bianco (Musetti vs. De Minaur o Fritz vs. Alcaraz) che hanno infiammato i gremitissimi spalti della Inalpi Arena, e che mostrano l’inevitabile processo di livellamento verso l’alto, àlias miglioramento, che nel tennis, si sa, è possibile quando i più forti alzano l’asticella della qualità del gioco e della sfida.
Accade anche ai meridiani di gioco più plebei, come il mio. Il setaccio della Race ha saputo far passare dalle strettissime maglie dei tornei Atp, i nomi più belli. I migliori, tutti presenti, persino Nole Djokovic, nella veste di convitato di pietra. Alcaraz e Sinner, in quella di favoriti. Ma anche De Minaur, che sfiderà Jannik nella semi, sogna come Garibaldi la libertà (dalla schiavitù di un cronico passivo di 12 a 0); e Auger-Aliassime, il più regale di tutti, con un po’ di poesia tra un cannoneggiamento e l’altro, e chissà Zverev, colpo di coda, pronto ad evocare un napoleonico epilogo da conquistatore.
Ma il vincitore non sarà un re, un condottiero o un rivoluzionario, non un Cesare, né un Napoleone e neanche un Garibaldi. Torino sceglierà, Domenica che viene, il suo primo cittadino sportivo, che, da quelle parti, non può che essere bianconero o granata.
Dunque, tornando ai favoriti, Alcaraz di bianconero pare che abbia l’acconciatura, Sinner lo abbiam visto di rosso-granata vestito. Sarà derby, allora.
L’ultimo, recentissimo, sotto la Mole, è finito in parità, zero a zero. Quello di domenica prossima, se quello sarà, non prevede il pareggio…

















