Rubrica a cura di Silvia e Paola Murgese – Shibui
C’è un momento preciso dell’anno in cui il tempo cambia ritmo, e si fa lento. È quando il sole si fa più alto, l’aria profuma di sale e la pelle, finalmente libera, torna a incontrare la luce. L’estate non è soltanto una stagione: è una sensazione che si deposita addosso, come la sabbia bagnata o il vento caldo che arriva dal mare e si infila tra i capelli.
“ …il tempo è dei giorni che passano pigri e lasciano in bocca il gusto del sale…”
Il suono delle onde che si infrangono sugli scogli diventa una sorta di musica primordiale, capace di rallentare i pensieri. Camminare a piedi nudi sulla sabbia calda è un gesto semplice, ma profondamente umano: riporta al corpo, al presente, alla vita che scorre senza bisogno di essere controllata.
E poi c’è il sole. Quel calore che si posa sulla pelle come una carezza lenta, che scalda fino dentro. L’odore della pelle che si scalda sotto i raggi ha qualcosa di inconfondibile: è estate che si fa materia, è memoria che si crea mentre accade. Abbronzarsi diventa quasi un rito di passaggio, un modo per vedersi cambiare giorno dopo giorno, per portare addosso la prova tangibile di ore vissute all’aperto.
Ma proprio mentre ci lasciamo attraversare da questa bellezza, il sole ci ricorda anche la sua doppia natura. È fonte di vita, energia, benessere, ma anche forza intensa che può lasciare segni invisibili e profondi. La pelle, che è il nostro confine con il mondo, registra tutto: luce e calore, ma anche eccessi e ferite che non sempre si vedono subito.
Per questo la protezione solare non è un gesto che spegne la poesia dell’estate, ma che la rende possibile più a lungo. È un gesto silenzioso, quotidiano, quasi invisibile, che permette alla bellezza del sole di restare tale. Di continuare a essere carezza e non bruciatura, luce e non danno.
E allora il sole resta quello che amiamo: un’emozione sulla pelle, un ricordo che si forma mentre lo stiamo vivendo, una promessa di luce che possiamo portare con noi, anche quando l’estate finisce.
Dunque scegliamo come preferiamo proteggerci, con SPF 15, 20, 30, 50, in base al nostro bisogno e al nostro rapporto con il sole. Dobbiamo godere di questo momento in pieno relax : ecco che il gesto di proteggersi diventa una coccola confortevole che non deve pesare sulla giornata, deve essere un gesto fluido, di naturale cura per se stessi, per questo sceglieremo qualcosa che ci sia il più affine possibile: c’è chi preferisce lo spray, pratico e veloce, per vivere la protezione come un gesto immediato, senza interrompere il ritmo della giornata; la pelle grassa predilige texture fluide e asciutte, gel succosi e freschi come sorbetti o spray evanescenti ma efficaci, sia per il viso che per il corpo. Le pelli più secche amano texture fondenti che facciano da barriera sulla pelle, che siano una coccola che la protegga. Non dimentichiamo gli spray per i capelli e il cuoio capelluto, utilissimi per le chiome fulve e delicate; indispensabili gli stick per proteggere i nei e le zone più delicate come il contorno occhi o le labbra, ma anche le orecchie o preservare i tattoo.
Un momento di cura e profondo rispetto per se stessi insomma, che si integra naturalmente nella nostra routine estiva ( e non solo! Ricordatevi sempre di proteggere la pelle durante tutto l’anno), che deve scorrere come l’acqua tra le dita, diventare un gesto fluido, semplice, quasi istintivo. Un modo per prenderci cura di noi stessi senza rinunciare al piacere del sole, non una pausa dalla bellezza dell’estate, ma parte della sua stessa poesia. Un gesto d’amore verso il proprio corpo, che ci permette di restare più a lungo sotto quella luce che, da sempre, ci fa sentire vivi.
Il gusto leggermente metallico del sale sulla pelle, il vento che sa di alghe e libertà e scompiglia i capelli…
“sapore di sale, sapore di mare, sapore di te.”














