Rubrica a cura di Gaetano Labianca
Dopo il convincente e magnifico “I crimini di Emily”, il regista John Patton Ford tenta l’azzardo con una black comedy molto commerciale e con un cast di grande importanza che comprende Glen Powell, Margaret Qualley ed Ed Harris.
Il film racconta la storia di uno spiantato, Becket Redfellow, vissuto ai margini di una famiglia ricchissima che lo ha rinnegato. Deciso a reclamare ciò che ritiene suo, inizia ad architettare strani omicidi per far fuori tutti gli eredi che lo separano dall’eredità.
Il plot ha un ottimo spunto e la storia viene sviluppata in maniera molto brillante ed interessante senza che il tutto si perda per strada. Pur trattandosi di una commedia nera brillante, “Ricchi da morire” ha gli stilemi tipici del noir con il protagonista che ad inizio film alla “Carlito’s way” racconta chi sia e com’è finito in quella determinata situazione.
Quello che cattura di più è che si tratta davvero di un film cattivissimo che ricorda molto la vendetta sociale del primo Cena con delitto, ma soprattutto la satira sociale di un capolavoro di recente uscita “No other choice” Park Chan Wook. Solo che nel film del regista sudcoreano il protagonista fa fuori i suoi concorrenti di lavoro uno ad uno, mentre qui il personaggio di Glen Powell elimina uno ad uno tutti i parenti che avrebbero diritto all’eredità.
L’idea sociale alla base del film è che un mondo ingiusto spinga per forza i protagonisti al crimine. Crimine che quindi non è visto come un atto criminoso, ma un mezzo per riequilibrare il tutto e ripagare i torti subiti.
Con tutte queste idee Ford sa muoversi bene negli stilemi del black humor e del noir giocando con la vendetta sociale e la rabbia contro le ingiustizie focalizzandosi sull’idea grottesca di voler uccidere i propri parenti ultraricchi per raccogliere una cospicua eredità.
Magari i soldi non faranno la felicità, però sai mai…la vendetta aiuta.
















