Siamo nella Russia di fine anni ’90, Vadim Baranov è un brillante produttore televisivo di reality show. Ad un certo punto però viene avvicinato da un potente oligarca che gli affida il compito di fare da spin doctor ad un rampante funzionario del KGB appena sbarcato nella politica.
Tratto dal romanzo “Le mage du Kremlin” dell’italiano naturalizzato francese Giuliano da Empoli, il film cerca di ricostruire l’ascesa al potere di Vladimir Putin attraverso gli occhi di un personaggio di regola fittizio, ma fortemente ispirato ad una figura realmente esistita ovvero Vladislav Surkov, ex consigliere politico del presidente della Federazione Russa.
La premessa del film è davvero molto interessante in quanto veniamo catapultati nella vita di questo novello Rasputin, l’eminenza grigia dietro la comunicazione e l’ideologia mediatica utile a Putin e alla nazione russa. Tuttavia la commistione che si crea all’interno del film tra finzione e racconto storico a mio parere non riesce perfettamente. Il film realizza un affresco sulla Russia post sovietica e la sua cultura mirando anche a storicizzare il tutto, ma risulta tutto troppo marcatamente hollywoodiano alla fine.
Sicuramente in molti si sentiranno intrattenuti durante le sue due ore e mezza, avendo modo anche di imparare qualcosa, ma quel qualcosa rimane sempre mischiato con la finzione lasciando anche un po’ di straniamento e di dubbi.
E poi c’è l’elefante nella stanza, ovvero Vladimir Putin. C’è da fare una doverosa premessa/spoiler, vale a dire che non è il protagonista del film (così come nel libro). Putin è sicuramente il centro attrattivo, la persona di interesse su cui ruotano tutti personaggi, ma non seguiamo direttamente il suo percorso. Questa sarebbe una grande cosa poiché dovrebbe creare attesa ed interesse nel vederlo entrare in scena da parte dello spettatore a vedere come interagisce e reagisce in una determinata situazione. Ed invece manca proprio l’anima al personaggio nonostante una discreta interpretazione da parte di Jude Law, che a livello estetico senza un trucco particolarmente pesante finisce quasi per assomigliare al presidente Russo.
Per me è stato un difetto difficilmente sormontabile dato che il film voleva puntare su quello. Una scrittura più convinta nella caratterizzazione del personaggio, dandogli magari qualche sfumatura in più avrebbe certamente cambiato le cose.
Non è sicuramente un bellissimo film, ma nemmeno totalmente da buttare. Va visto con la convinzione che non sia un biopic ma più un film sulla propaganda e la creazione mediatica del potere.
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(di Gaetano Labianca – foto dal web)













