Rubrica a cura di Gaetano Labianca
Dopo vari rinvii arriva nelle sale italiane e di tutto il mondo “Michael” il tanto atteso biopic su una delle pop star più celebri degli anni 80/90, ovvero Michael Jackson.
Il film si propone di raccontare non tutta la vita del celebre artista, ma soltanto un lasso di tempo ben definito. Troviamo infatti tutti gli avvenimenti che vanno dai Jackson 5, ovvero la formazione dove Michael ha esordito, fino all’uscita del celebre “Bad”. In tutto questo è centralissimo il rapporto tra il (futuro) re del pop e suo padre, che ne è stato il suo manager per tanti anni.
Come detto il film ha subito vari rinvii in quanto la gestazione è stata complicatissima. In particolar modo la produzione è dovuta intervenire a film quasi ultimato per tagliare alcune parti riguardanti le prime accuse di abusi sessuali rivolte all’artista.
Questo perché la famiglia Jackson (che amministra tutto il patrimonio ed i diritti di MJ) si è accorta di una vecchia clausola in un accordo di patteggiamento che vietava di raccontare le vicende di una delle vittime in qualsiasi ricostruzione (quindi inclusi eventuali film). La produzione ha dovuto quindi rigirare intere scene e modificare completamente l’assetto del film. La pellicola infatti avrebbe dovuto soffermarsi non solo sull’ascesa della pop star, ma anche sulle prime accuse di abusi su minori andando a sostenere l’innocenza di Jackson scagionandolo da tutto e ridimensionando tutte le accuse.
Capite bene che quindi manca un notevole elemento di interesse in un film che non è sicuramente un documentario, ma è un biopic che vuole raccontare la vita dell’artista.
Ad interpretare Michael c’è suo nipote Jafaar Jackson che è stato perfetto nell’imitare suo zio offrendo una notevole interpretazione specialmente quando si tratta di replicarne le sue movenze e la sua mimica facciale. Questo unito al vasto repertorio di canzoni ed interpretazioni del celebre artista riesce ad intrattenere quanto basta lo spettatore, anche se non parliamo di un musical dove ci si ritrova ogni 10 minuti a ballare e cantare.
La debolezza principalmente sta nella trama e nella storia appunto, che altro non è che una playlist senza un costrutto intrisa di buonismo. Non bastano le impressionanti coreografie e le performance per compensare le mancanze nel racconto, specialmente di una parte così significativa della vita dell’artista. Ma non è solo la mancanza di quella parte che secondo me pregiudica la riuscita del film, alcune trovate e sviluppi del personaggio sono estremamente banali, semplicistici ed inverosimili. Anche la figura del padre è stata trattata in maniera superficiale con il personaggio di Colman Domingo tagliato con l’accetta e fatto sembrare un padre padrone cattivo da film di serie b.
Se amate questo genere di film, non cercate troppa realtà e avete nostalgia delle sue canzoni allora il film potrebbe offrirvi un’esperienza coinvolgente. Ma non ha la brillantezza e gli eccessi di film dello stesso tenore come ‘Elvis’ di Baz Luhrmann, non ha la spregiudicatezza di un ‘A complete unknown’ il film che narra la vita di Bob Dylan e non ha nemmeno la stessa forza attrattiva di ‘Bohemian Rhapsody’, film difettoso al pari di questo ma che era forse più onesto e sincero.
















