Rubrica a cura di Gaetano Labianca
È in sala in questi giorni un film horror molto particolare e diverso dal solito. Si chiama ‘Backrooms’ ed è diretto da Kane Parsons, ventenne della generazione Z formatosi tra youtube e tik tok.
Il film sta andando molto bene nei cinema statunitensi dove ha incassato più di 80 milioni di euro, ma anche in Italia dove, nonostante il periodo quasi-estivo, ha incassato ad oggi quasi tre milioni di euro, attirando soprattutto i più giovani. Un dato notevole se si pensa che si tratta di un horror senza attori di grande richiamo diretto da un esordiente.
Di cosa parla però in sostanza questo misterioso ‘Backrooms’? Backrooms è la storia di un uomo in difficoltà economiche e coniugali che trova un passaggio nascosto nel seminterrato del suo negozio di mobili, e scopre praticamente un mondo sterminato e assurdo, un dedalo fatto di stanze e uffici quasi tutti uguali senza via d’uscita.
Il film è prodotto dalla casa di produzione A24, un marchio che già lo fissa come horror d’autore. Come per i film di Ari Aster e Robert Eggers infatti lavorano molto con le atmosfere e sulla psicologia più che sullo spavento facile dei jumpscare. Il contesto di partenza prende a piene mani dal mondo di internet, ovvero dal fenomeno delle backrooms, che sono nate grazie alle creepypasta di alcuni utenti di blog e forum, e che immaginano questi spazi sul retro di case e negozi come posti di un’altra dimensione.
Kane Parsons è stato uno di quelli che, non solo ha attinto a piene mani da queste creepypasta, ma ha anche sviluppato sul suo canale youtube dei video a tema, che sarebbero stati poi il prototipo di questo suo primo lungometraggio.
Lungometraggio che risulta interessante proprio perché lavora molto sull’estetica cercando di incutere angoscia nello spettatore più che terrorizzarlo. Il merito di Parsons è essere riuscito a costruire un racconto efficace mescolando cinema di genere horror e found footage con la cultura del sottobosco di internet, consentendo allo spettatore di essere pienamente coinvolto in tutto quello che sta accadendo durante la storia.
Le backrooms non sono dei semplici labirinti, ma dei labirinti mentali e psicologici dentro cui il protagonista si rintana sempre più fino a nascondersi. Un allegoria messa in scena egregiamente grazie e che denotano la bravura del regista, nonostante la sua giovane età, a livello scenico e soprattutto di direzione degli attori interpretati da dei convincenti Chiwetel Ejofor e Renate Reinsve.
Per l’industria cinematografica ‘Backrooms’ rappresenta un toccasana, una possibile serie di nuovi film, ed un prodotto nuovo. Ma soprattutto un film che sembra far molta presa sul pubblico, con la consapevolezza di poter vedere sempre più horror di questa fattura.
















