Brasile 1977. Il professore universitario Marcelo (Wagner Moura l’Escobar della serie Narcos) si reca a Recife durante il periodo del carnevale per riunirsi con il figlio più piccolo, tuttavia una volta arrivato in città si accorge di essere controllato ed osservato.
Questa è la sinossi principale del film brasiliano “L’agente segreto” di Kleber Mendoça Filho. Uno scorcio che sembra farci intendere una spy story alla 007 con intrighi, sotterfugi e cattivi sopra le righe, ed infatti la stessa cosa sembra suggerirci il titolo del film. Beh spoiler (se è possibile considerarlo spoiler) l’agente segreto del titolo fondamentalmente non esiste e non ce ne saranno. Tuttavia è impossibile non rimanere estasiati durante tutta la lunga durata del film dalla storia a cui stiamo assistendo.
L’agente segreto non è solo un film sulla dittatura militare del Brasile degli anni ’70, ma rappresenta un trattato sulle persone che vivono all’interno di una dittatura o di un sistema profondamente corrotto. Come cercano di ribellarsi all’ordine prestabilito delle cose o come finiscono addirittura per soccombere.
Per fare questo il regista usa uno stratagemma all’interno del film che è riconducibile al concetto di memoria, una reminescenza che parte dal singolo e dai singoli per diventare memoria collettiva. Questo elemento è centrale perché diventa l’unico atto di resistenza contro la menzogna dei potenti. Il potere del sistema infatti non deriva dalla verità, ma dall’inclinazione di ognuno a vivere nella menzogna, recitare una parte e perdere consapevolezza. La fragilità del sistema quindi deriva dalla fonte stessa, quando più persone smettono di recitare ed acquistano memoria l’illusione inizia ad incrinarsi.
Forse alcuni si ritroveranno estraniati durante la visione, ed effettivamente non è un film semplicissimo da seguire e nemmeno immediato, ma se si trovano le giuste chiavi rimane un film potente, in particolar modo durante i primi 10 minuti che sono deflagranti e richiamano un certo cinema western alla Sergio Leone.
A livello registico è un film che rifiuta l’essere didascalico e verboso, parla molto per immagini e contrasto di immagini, se pensiamo che il tutto è ambientato durante il carnevale di Recife questo va a cozzare con la cupezza delle situazioni che stanno vivendo tutti i protagonisti.
In definitiva è sicuramente una esperienza cinematografica sbalorditiva, forse meno impattante rispetto all’altrettanto bellissimo “Io sono ancora qui” di Walter Salles vincitore per il Brasile come miglior film straniero agli scorsi Oscar del 2025, ma sicuramente ne segue la falsa riga e la stessa filosofia.
(Se vi è piaciuto L’agente segreto potrebbero anche piacervi: Io sono ancora qui, Argentina 1984)
(di Gaetano Labianca – foto dal web)














