Lo ammetto, adoro l’opera di Emily Brontë. Avendo studiato letteratura inglese è stato impossibile mi passasse inosservata ed ho incredibilmente amato quell’opera.
Vuoi per l’ambientazione, vuoi perché mi aspettavo una classicissima storia d’amore e invece mi sono ritrovato di fronte anche una tormentata storia cupa di odio e ossessione, mi è sempre rimasto in mente questo libro.
Ovviamente siamo qui per capire il clamore e l’interesse che ha suscitato la nuova trasposizione di Cime tempestose, anzi scusate “Cime tempestose” (virgolette doverose parte integrante del titolo).
La trama è semplice oltre che nota e racconta come gli altri adattamenti che ci sono stati la storia d’amore tormentata tra Heathcliff e Cathy Earnshaw. Il protagonista maschile arriva da piccolo nella casa degli Earnshaw e cresce con Cathy in un rapporto dapprima fanciullesco e poi sempre più di dipendenza reciproca. Ma ovviamente c’è una profonda differenza di classe tra i due che finirà per far diventare sempre più deleterio il rapporto.
“Cime tempestose” rappresenta il terzo film della regista britannica Emerald Fennell dopo il femminista Una donna promettente (oscar alla miglior sceneggiatura) ed il poco compreso Saltburn.
Perché sono importanti le virgolette che troviamo su tutte le locandine del film? Molto semplicemente si tratta di una scelta voluta dalla stessa regista, la quale ha spiegato come si trattasse di un adattamento autoriale dell’opera di Brontë. Le virgolette sono una straordinaria operazione di maniavantismo per premettere che si tratta di una libera (liberissima) trasposizione dell’opera letteraria.
Questo non rappresenta di per sé un difetto, anzi a mio parere è una giusta interpretazione del concetto autoriale di adattamento. Il film rappresenta infatti il suo gusto e la sua idea riguardo Cime tempestose, quindi una interpretazione personale.
Questa interpretazione personale la troviamo nell’estetica della pellicola, per esempio nelle musiche oltre che visivamente nella realizzazione delle scenografie e dei costumi. Ci sono stratagemmi visivi molto ben fatti come nelle primissime scene del film ed è molto difficile non apprezzare certe trovate e anche certe inquadrature.
Cosa non convince però? E che tutto il resto, dalla storia stessa ai dialoghi, passa in secondo piano e che questa reinterpretazione suoni più come una fan fiction che come un riadattamento autoriale. Soprattutto il film sembra non voler prendere una strada ben precisa. Sembra orientato sulla strada della provocazione e riprendere in parte il tema della lotta sociale, ma non lo fa fino in fondo. Dai trailer e dalla cartellonistica sembra invece promettere una storia d’amore classica con una forte impronta carnale, ma il tutto è solo accennato e soprattutto la chimica tra i protagonisti interpretati da Jacob Elordi (più convincente in versione mostro di Frankenstein) e Margot Robbie non è prorompente.
Se vi aspettate una storia d’amore classica e struggente alla Via col vento rimarrete sicuramente delusi. Questo film gioca molto con la cultura pop e con gli stereotipi del genere letterario quasi a volerli ribaltare per renderli adatti ai gusti contemporanei e questo lo si nota da quelle trovate estetiche e visive molto argute (anche ardite) e convincenti.
(Se vi è piaciuto il film potrebbero sicuramente piacervi anche i precedenti film della regista: Una donna promettente e Saltburn)
(di Gaetano Labianca – foto dal web)











