Nella mia testa c’è un teatro. Non uno di quelli eleganti: più tipo palestra scolastica, sedie scricchiolanti e luci che fanno “zzzz”.
Sul palco, da qualche tempo, comanda un personaggio: il Regista con il fischietto. Si presenta puntuale, giacca immaginaria, tono da talent show: «Silenzio! Qui si vince solo se si controlla tutto». E di solito “controllare tutto” vuol dire: saltare, ridurre, contare. E io, che vorrei vivere e basta, mi ritrovo a recitare la sua parte.
Il bello è che l’Arbitro non ama il cibo: ama il potere del controllo. Usa il cibo come scusa, come un telecomando per cambiare canale sulle emozioni. Quando arrivano paura, rabbia, tristezza, lui fischia e grida: «Taglia! Ripeti! Più perfetto!»
Ha pure un taccuino invisibile: assegna multe alla gioia (“troppo rumorosa”), cartellini gialli alla stanchezza (“poca disciplina”), VAR su ogni sorriso (“non è regolare!”). E la bilancia diventa il suo oracolo: se il numero scende, lui applaude; se sale, urla “taglia!”. Un tipo simpaticissimo, insomma.
Poi un giorno, mentre stavo lì a fare la comparsa della mia vita, entra in scena un fiato piccolo ma ostinato. La chiamo Speranza, perché non ha effetti speciali, però resta. Dice: «E se facessimo un provino per la realtà?»
All’inizio rido. Sembra una battuta. Ma è una fessura.
Così comincio da cose minuscole: un messaggio a qualcuno che mi vuole bene. Un “mi fai compagnia?”. Una chiacchierata con un adulto fidato, un professionista, qualcuno che sappia stare senza giudicare. E soprattutto una frase semplice, detta ad alta voce: «Non sto bene».
È lì che scopro un segreto: dietro le quinte non c’è solo il Regista. Ci sono tecnici, compagni di scena, persone capaci di reggere la luce quando io vacillo. E se il teatro torna pieno di alleati, il fischietto non comanda più.
Ogni volta il Regista starnazza, certo. Ma, a forza di parlare, lui perde volume. Finché capisco la frase che mi salva: non devo vincere da solo.
Se ti riconosci, sappi questo: non sei un difetto di fabbrica. Sei una persona in lotta con un Regista abusivo. E i Registi abusivi si mandano via… in squadra. Se oggi ti sembra impossibile, fai solo un passo: chiedi aiuto. In caso di emergenza chiama il 112. Il resto, piano piano, torna a essere tuo: il palco, la voce, la vita.
( di Angelo Palmieri )














