Novembre 1945. Un periodo non certo facile a Bitonto come in tutta Italia. La seconda guerra mondiale è finita da pochi mesi e il Paese è ancora sommerso dalle macerie di un conflitto lungo e sanguinoso, alle prese con un’elevata povertà e con un clima ancora caratterizzato da odio e desideri di vendetta.
Insomma, decisamente un clima poco sereno, specialmente per prigionieri tedeschi pieni di rancore per l’esito sfavorevole della guerra. E, così, capita che, agli sproloqui di un ex ufficiale delle SS, un operaio bitontino risponde con un sonoro ceffone per tappargli la bocca.
A raccontare l’episodio è la Gazzetta del Mezzogiorno del 5 novembre 1945. Siamo nella 14esima Base Militare alleata, presidiata dagli inglesi. Al suo interno vi lavorano circa tremila bitontini impiegati al carico e scarico di armi e munizioni. Ai prigionieri tedeschi all’interno del campo è affidato il compito di sorvegliare le squadre di lavoratori.
Un rapporto non facile, quello tra operai e prigionieri sorveglianti che, quel giorno, degenera in disordini. Uno dei lavoratori protesta per i modi rudi e scortesi di un tedesco, un ex ufficiale delle SS catturato dagli inglesi.
Alle rimostranze, il nazista risponde con un mix di arroganza e frustrazione, sostenendo che è esattamente in quel modo che andrebbero trattati gli italiani e che i tedeschi sono destinati a continuare a comandare come hanno sempre fatto. Una discussione che continua fino a quando, il tedesco, sputando per terra verso l’operaio, gli rivela tutto il suo odio verso la popolazione italiana: «Siete tutti dei vigliacchi e traditori. Per voi abbiamo perduto la guerra».
Al che, un ceffone, gli chiude finalmente la bocca, prima dell’intervento dei militari che evita ulteriori degenerazioni.

















