Il famoso ponte sulla via per Terlizzi è finalmente concluso. Dopo anni di attesa interminabile, è finalmente stata completata un’opera che tutti aspettavano. Un’opera fondamentale per la viabilità, che completa (escludendo il tratto mai realizzato su Lama Balice) quell’anello stradale dalla circonferenza quasi perfetta di 18 chilometri che circonda Bitonto, collegando tutte le vie rurali.
Il ponte appena ultimato si ricongiunge alla Poligonale, strada fondamentale per Bitonto, in quanto utile a gestire meglio il traffico evitando l’ingresso di molti mezzi e agevolando gli spostamenti degli agricoltori. Una strada i cui lavori iniziarono nel dopoguerra.
Fu ideata tra a partire dal 1946 dall’allora presidente del consorzio delle strade vicinali Giuseppe Cazzolla e progettata dall’ingegner Mauro De Gennaro (all’epoca dirigente dell’Ufficio Tecnico) con lo scopo di facilitare l’arrivo in città dalla campagna. Nel tempo, è diventata un anello di congiunzione dei vari assi stradali che raggiungono la città. Annunciata a gennaio 1949, l’inaugurazione del cantiere avvenne il 30 ottobre 1950, alla presenza dell’allora sindaco Nicola Calamita.
Originariamente direttamente collegata all’ex Strada Statale 98 (oggi Strada Provinciale 231), con l’allargamento di quest’ultima, il suo tracciato venne interrotto, ferma restando la possibilità di immettersi con vie di campagna nella strada per Terlizzi, senza però possibilità di attraversamento diretto. Possibilità, oggi, finalmente esistente.
L’avvio del cantiere fu festeggiato da tanti operai edili che si trovavano in condizioni economiche precarie. Ottanta ne furono impiegati, per un complesso di oltre 7mila ore lavorative previste.
A sottolineare questo aspetto, come riporta la Gazzetta del Mezzogiorno, fu anche il viceprefetto Nitri, che auspicò che, al di là delle divisioni di parte, il popolo italiano ritrovasse, «in un clima di pace e di lavoro, la via del benessere e della concordia».
L’anello, oggi, è quasi completo. Si interrompe solamente all’altezza della Lama Balice. Un’interruzione dovuta sia alla nascita, nei decenni di nuove sensibilità ambientali volte alla preservazione della Lama, sia ai costi di un’infrastruttura simile, sia alla priorità data dalla politica al casello autostradale e alla strada camionale che prosegue verso il porto di Bari.
















