«Amici in ascolto, è il vostro Dino De Nitis che vi parla dai microfoni di Radio Bitondo Libera e vi trasmette musica, musica, musica»
Sono parole di Maurizio Micheli, durante uno dei suoi innumerevoli sketch televisivi. Lo conosciamo per i suoi tantissimi ruoli nel cinema, sin dagli anni ‘70. Ha lavorato con registi come Nanni Loy, Ettore Scola, Sergio Corbucci, Steno, Dino Risi, Carlo Vanzina, Sergio Rubini, Fausto Brizzi. È stato il padre di Checco Zalone in “Quo Vado?”, il giornalista Vito Raguso in “Il commissario Logatto”, insieme a Lino Banfi. Ha recitato in “Rimini Rimini”, “Cafè express”, “Mani di fata”, “Roba da ricchi” insieme a Paolo Villaggio.
Ma c’è anche una parte della sua carriera che lo lega, appunto, a Bitonto.
Chi lo segue dai primi anni ‘80 o anche da prima, avrà modo di ricordare i suoi sketch in cui interpretava Dino de Nitis, disc-jockey di Radio Bitonto Libera. È stata una delle sue maschere più famose, insieme all’avvocato Rocco Tarocco del foro di Trani o il dj punk Nicola Di Mola di Radio Mola Punk, pazzamente innamorato di Angela, la “brunetta dei Ricchi e Poveri”.
Gag create in un periodo particolare per l’Italia e per Bitonto, che in quegli anni aveva visto la nascita di numerose radio private, la cui storia è stata più volte raccontata dal Da Bitonto. La prima emittente cittadina fu Radio Bitonto. Nacque a novembre ’76 ed era una radio a piccolo raggio. Si interessò principalmente di intrattenimento musicale. Ma quell’esperienza non durò molto, perché, già a febbraio ’77 aprì Radio Città Bitonto, la prima grande emittente cittadina, da cui, poi, sorsero le altre principali radio bitontine, su cui evitiamo, in questa sede di dilungarci.
Nato a Livorno, ma cresciuto a Bari dagli 11 ai 21 anni di età, Micheli ha partecipato a numerosi varietà televisivi, creando personaggi popolari tra cui molti pugliesi.
Come racconta in una recentissima intervista a Libero Quotidiano, «a Bari ho vissuto gli anni in cui un individuo costruisce una sua propria identità. Il dialetto pugliese, che contraddistingue molte mie maschere me lo sono sudato da ragazzino, dovevo interiorizzarlo per essere accettato dai coetanei».
«Se non avessi vissuto davvero a Bari, mai sarei riuscito a creare in modo credibile questi personaggi – ha aggiunto in un’altra intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno del luglio 2020 -. Quando ci provano altri, pur bravi, fanno pietà. È impossibile. È una tipologia non replicabile se non sei come me il più puro barese di Livorno che sta».
A legarlo a Bitonto, oltre al parodistico dj radiofonico, anche l’amicizia con Michele Mirabella, nel corso della sua prolifica carriera teatrale: «Ricordo le dotte regie di Mirabella, altro mio compare fisso con Bellini a Bari».
E nella nostra città è anche stato diverse volte, portandovi i suoi spettacoli teatrali. Un legame molto importante, confermato anche sulle pagine del periodico cittadino Primo Piano a fine anni ‘90, quando fu intervistato da Francesco Sicolo.

















