1908. «Per due sole sere», a Bitonto si proietta il film francese “La Vie et la Passion de Jésus-Christ”. Si tratta della seconda trasposizione cinematografica dei racconti dei Vangeli, dopo il film omonimo del 1898 diretto da Georges Hatot e Louis Lumière.
Dalla durata di 44 minuti, per l’epoca poteva considerarsi alla stregua dei moderni kolossal. Realizzato nel 1903, fu diretto da Lucien Nonguet e Ferdinand Zecca e attraverso ventisette quadri, narra gli episodi più famosi della vita di Gesù dall’infanzia alla morte e alla resurrezione. L’opera è arrivata ai giorni nostri (cosa non scontata, data la delicatezza delle pellicole del tempo) ed è disponibile su YouTube.
Siamo agli esordi della settima arte, per usare un’espressione che fu coniata da Ricciotto Canudo negli anni Venti del Novecento. La prima proiezione mondiale di un film c’era stata solamente pochi anni prima, il 28 dicembre 1895 a Parigi, al Salon Indien del Grand Café al Boulevard des Capucines, organizzata dai fratelli Lumiere.
Ma torniamo a Bitonto, nel 1908. Dell’avvenuta proiezione del film di Nonguet e Zecca si ha notizia da un piccolo ritaglio conservato negli archivi del locale Museo Diocesano, inserito tra i documenti conservati per anno nel fondo Martucci, come sottolinea il professor Stefano Milillo, tra i membri fondatori, nonché più volte presidente del Centro Ricerche di Storia e Arte, interpellato nell’ambito di una ricerca sulle prime proiezioni cinematografiche in città. Ricerca al momento rimasta senza esito, dal momento che quel documento, più che dare risposte, crea ulteriori domande a causa della scarna presenza di informazioni.

Il titolo del film è riportato nell’italiano “Passione e morte di Gesù“. Nulla si sa delle due date precise di proiezione, oltre al già citato anno 1908. Ma, considerato l’oggetto del film, possiamo ipotizzare che siano avvenute nei giorni precedenti alla domenica di Pasqua, che quell’anno fu il 19 aprile.
Poco altro si evince da quel reperto cartaceo di 118 anni fa, se non il prezzo (primi posti 30 centesimi di lire, secondi 20 centesimi, terzi 15 centesimi). Si evince anche che la pellicola venne trasmessa nella sua versione a colori. Esiste, infatti, una versione colorata attraverso Pathécolor, un primo processo di colorazione per pellicole cinematografiche basato sulla colorazione di ogni singolo fotogramma, usando fino a quattro colori grazie all’utilizzo di mascherini. Un metodo sviluppato dalla società cinematografica Pathé agli inizi del XX secolo. Dell’omonima casa discografica era il grammofono utilizzato, come è sottolineato nel documento: «Si udirà il celebre grammofono Pathè».
La proiezione avvenne nel Cinematografo Iride, proprietà di Domenico Lentini e C.
Ma dove era questo cinema? E chi era Domenico Lentini?
A queste domande, purtroppo chi scrive non ha ancora trovato risposta tra i documenti e gli archivi consultati.
Come più volte raccontato anche sulle pagine del Da Bitonto, la nostra città ha un’ampia tradizione di cinema nella storia, purtroppo oggi tutti scomparsi. Soprattutto dalla metà del XX secolo, ci fu una grande diffusione di luoghi dediti alla settima arte: il cinema Umberto (oggi teatro Traetta), il cinema Galleria, in via Vitale Giordano, il SuperCinema in via Traetta, il cinema Coviello (l’ultimo a chiudere e l’unico con qualche flebile speranza di ritorno), l’Arena Traetta dove oggi c’è la posta centrale e il cinema Odeon, che prima di dedicarsi al porno vantava una grande tradizione di cinema, sin dai tardi anni ‘40, quando era ancora il cinema all’aperto Arena Giardino.
Ma, negli anni ‘50, il cinema si era già imposto come medium e forma di espressione artistica.
Nel 1908, invece, era appena nato e i cinema non erano certo molto diffusi. C’era stato, ricorda il professor Nicola Pice, un cinema Excelsior, a partire dal 1913, nell’odierna piazza Marconi, dove oggi c’è un negozio di scarpe, ma di questo “cinematografo Iride” sembra essere svanita ogni traccia.
Così come del proprietario indicato, Domenico Lentini.
Che sia legato in qualche modo al siciliano Giuseppe Lentini, figlio di Domenico, impresario teatrale che tra ‘800 e ‘900 fu pioniere della diffusione del cinema in Sicilia? Chissà. Potrebbe facilmente trattarsi di semplice omonimia, come ipotizza Franco La Magna, critico cinematografico e storico del cinema, contattato per l’occasione in quanto autore di alcuni approfondimenti storici sul ruolo dei Lentini nella diffusione del cinema in Sicilia.
Senza ulteriori dati, impossibile avere certezze.
Obiettivo di chi scrive è approfondire l’argomento.

















