Bitonto, 5 aprile 1960. In città arrivò il circo Jarz, storica compagnia circense italiana. In programma, spettacoli con animali, pratica oggi sempre meno popolare per lo sfruttamento di esseri viventi lontani dal proprio habitat naturale. Ma all’epoca la sensibilità odierna al benessere di quegli animali non c’era e il circo con gli animali godeva ancora di ampia popolarità.
Tra gli animali presenti, c’erano i re della savana, i leoni. Per domarli, il circo aveva chiamato lo spagnolo Sergio Cardona, 28 anni (non 25, come riporta erroneamente la Gazzetta del Mezzogiorno). Domatore conosciuto nell’ambiente e specialmente nella sua Spagna, era considerato il più famoso. Figlio d’arte, suo padre era Michele Cardona, nato a Roma nel 1911, dal 31 al 45 era stato con gli Jarz, con Palmiri dal 1947 al 1958 (e successivamente avrebbe lavorato con il Berlino di Enis Togni tra il 1967 e il 1968).
Suo fratello Enzo, invece, era un celebre trapezista.
Quel 5 aprile del 1960, Sergio Cardona era dunque a Bitonto per esibirsi come domatore di leoni con il suo numero denominato “Ceasar”. Era stato ingaggiato dalla direzione del circo durante la sua precedente tournée in Spagna durata ben tre anni. Era giunto la sera prima in aereo da Barcellona, per mettersi subito al lavoro per la prima del suo numero, come scrisse il 6 aprile la Gazzetta del Mezzogiorno.
Ma prima che potesse esibirsi insieme ai re della savana, successe qualcosa di imprevisto. Nel pomeriggio, mentre provava il suo numero insieme ai dieci leoni, uno di loro azzannò il braccio sinistro di Cardona, dilaniandolo.
Un’aggressione che seguiva di un mese circa un altro incidente che aveva coinvolto sempre il circo Jarz. A Matera un orso inferocito aveva danneggiato la sua gabbia per tentare una disperata fuga verso la libertà, lontano da quel luogo di sfruttamento. Ma il suo tentativo fallì. Per evitare il panico, la polizia decise di aprire il fuoco, uccidendolo.
Ma torniamo a Bitonto. Cardona fu fortunatamente liberato dalle grinfie del felino e fu trasportato in ospedale, dove gli furono applicati diversi punti di sutura. Ferite tali, secondo quanto scrive sempre il 6 aprile la Gazzetta del Mezzogiorno, da impedirgli di proseguire lo spettacolo nella sua tournèe pugliese, che due giorni dopo avrebbe fatto tappa a Corato. La vicenda fu raccontata anche dal quotidiano spagnolo La Vanguardia.
Ma è la stessa Gazzetta del Mezzogiorno, 24 ore dopo, a correggere totalmente il tiro, facendo venire a galla quella che, in realtà, era stata solamente una messa in scena finalizzata a promuovere il circo. Scrive così, infatti, il quotidiano pugliese il 7 aprile: «È del tutto priva di fondamento la notizia del leone inferocito che avrebbe dilaniato l’altra sera a Bitonto la mano di un domatore appena giunto in aereo dalla Spagna».
Ad accertarlo fu la polizia, scrive ancora la Gazzetta, che definisce il tutto un “pesce d’aprile a scoppio ritardato”, una “trovata pubblicitaria di pessimo gusto” organizzata dal direttore del circo che telefonò direttamente al giornali inventando la notizia di sana pianta, con lo scopo di richiamare un po’ di attenzione su «un circo di importanza evidentemente molto modesta».
Il domatore fu solamente graffiato ad una mano non da un leone adulto inferocito, ma «da un leoncino stanco di essere stuzzicato».
Per Cardona nessun ricovero in ospedale e nessun punto di sutura, ma solo un’iniezione antitetanica e scopo prudenziale. La sua carriera continuò per tanti lunghi anni, per altri circhi italiani, tra cui il Circo Elba e il Circo Moira Orfei. Scomparve nel 2007 all’età di 75 anni.
Molto critico fu il commento della Gazzetta del Mezzogiorno dopo che la menzogna venne alla luce: «Interrogato dalla Polizia si giustificò con un mezzo sorriso dicendo che occorreva un po’ di réclame al circo. È la malattia di moda per la quale si specula anche sull’inesistente ferocia del leoni più inoffensivi vittime inconsapevoli di chi è costretto a studiarle tutte per sbarcare il lunario».
In altre parole, quella che sembrò essere una tragedia potenzialmente mortale, si rivelò nient’altro che una cinica marchetta.
















