I lavori in corso su piazza Aldo Moro hanno, negli ultimi giorni, portato alla luce una storia lontana, ma neanche tanto: quella delle vecchie pompe di benzina che, un tempo, abbondavano nel centro urbano, prima che, ad inizio anni 2000, il legislatore decise di allontanarle dai centri urbani per i rischi all’incolumità pubblica che tali infrastrutture comportavano. Sotto la pavimentazione grigia e rosa ormai smantellata, si nascondeva ancora la cisterna che, per decenni, ha rifornito di benzina le tante auto che circolavano nel cuore della città. Una riscoperta prevista, come sottolineato pure nella recente conferenza stampa indetta sui lavori in piazza, in cui fu precisato che quello spazio ormai vuoto sarà riutilizzato per contenere le acque che serviranno a irrigare alberi e piante sulla piazza stessa.
Quello su piazza Moro, di fronte a Palazzo Luise, era uno dei tanti distributori cittadini, l’ultimo ad essere smantellato, come ricorda Nicola Pice, all’epoca sindaco di Bitonto: «Nel 2000 Bitonto è stato tra i primi comuni ad aver spostato in periferia tutti gli impianti di carburante, recependo le previsioni normative in materia di sicurezza».
A volerne lo spostamento, il dpr 304/2000, che inasprì la regolamentazione sulla distanza di sicurezza da rispettare per l’installazione delle stazioni di rifornimento. Distanza utile a salvaguardare l’incolumità pubblica in caso di incendi ed esplosioni e che, ovviamente, le pompe cittadine, a ridosso di strade e piazze, non avrebbero potuto mai rispettare.
Diverse ce n’erano a Bitonto. Oltre a quella già menzionata, altre stazioni di rifornimento erano ubicate su piazza Marconi, piazza Castello, piazza Della Noce, piazza Caduti del Terrorismo, via Ammiraglio Vacca (e chi scrive non esclude che possa essercene qualcun’altra che al momento sfugge). Alcune posizionate in centro quando il volume del traffico non era paragonabile a quello odierno, altre, invece, sorte laddove, un tempo, era periferia.
Le prime stazioni di servizio, infatti, nacquero oltre cento anni fa. La prima in assoluto, nel mondo, è considerata una farmacia della cittadina tedesca di Wiesloch. Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX, la benzina era venduta nelle farmacie, usata per debellare i pidocchi, per accendere le lampade ad olio o come smacchiatore. I guidatori delle poche auto circolanti compravano il carburante direttamente nella latta. Più tardi iniziarono a comparire le prime, rudimentali pompe di benzina fuori dai negozi. Negli Stati Uniti d’America si faceva il pieno di carburante anche negli empori. Nel 1913, a Pittsburgh, in Pennsylvania, apparve la prima, vera stazione di servizio, come la intendiamo oggi. Era possibile anche lavare l’auto. L’Italia dovette aspettare gli anni Venti del XX secolo per avere, sul proprio territorio, le prime pompe di benzina. Inizialmente erano semplici pompe di rifornimento a bordo strada, poi, con l’aumento delle vetture in circolazione, sorsero le prime vere stazioni di rifornimento e le industrie petrolifere si fecero sempre più protagoniste, con i loro simboli e il loro crescente potere. Un altro decennio dovette passare prima che il legislatore italiano iniziasse a regolamentare la diffusione delle stazioni di rifornimento su territorio nazionale. Prima legge in merito fu il Regio Decreto 1303 del 20 luglio del 1934, che disciplinò l’importazione, la lavorazione, il deposito e la distribuzione degli oli minerali e dei loro residui. Legge che, nei decenni successivi, ha subito più volte modifiche.
Ma la loro diffusione su larga scala avvenne a partire dalla fine degli anni ‘40 e gli anni ‘50, con la ricostruzione e il boom economico. Con la Fiat che ricostruì gli stabilimenti e si affermò sempre più e con l’auto che diventò un bene di massa, simbolo di un’Italia che cresceva e che si lasciava alle spalle gli anni tristi della guerra. Un simbolo immortalato anche dalla cinematografia. È l’auto, ad esempio, la vera protagonista del celebre film “Il sorpasso” di Dino Risi, che nel 1962 raccontò il miracolo economico italiano. Ed è sempre un auto, appena uscita da una stazione di rifornimento bolognese, il soggetto immortalato in una celebre foto di Luigi Ghirri, fotografo che a Bitonto dedicò bellissimi scatti.
Le stazioni di servizio si diffusero in tutta Italia. Anche in Puglia tra metà degli anni Cinquanta e anni Sessanta. E resistettero fino al 2000, quando furono allontanate dai centri urbani per la loro pericolosità. Prima a sparire, secondo i ricordi dell’allora sindaco Pice, fu quella di piazza Caduti del Terrorismo.
Resistettero quelle più periferiche, con spazi più ampi a disposizione e meno gente intorno. A Bitonto rimasero attive, oltre a quelle distanti dalle zone più densamente popolate, la stazione di servizio di viale Giovanni XXIII, chiusa successivamente, e quella che ancora oggi si trova di fronte all’Istituto Maria Cristina di Savoia, sopravvissuta perché più lontana dalle altre.

















