«La settima celebrazione della Festa dell’Uva ha avuto qui un particolare successo per il grande interessamento spiegato dallo apposito Comitato presieduto dal Podestà cav. Uff. Santoro. Pur con la giornata piovosa, si sono avuti ben quattordici espositori che hanno fatto a gara per presentare, oltre ad una quantità enorme di uva, le più belle varietà del pregiato e sano prodotto del suolo».
Scriveva così la Gazzetta del Mezzogiorno il 6 ottobre 1936, per raccontare il successo, a Bitonto, della Festa dell’Uva, ricorrenza nazionale ideata nel 1930 dal governo fascista per far fronte alla sovrapproduzione di uva, che rappresentava un problema per l’agricoltura italiana in crisi. Obiettivo della festa era di promuovere nella popolazione il consumo del frutto e dare incremento ad un importante settore della produzione agraria, incrementando il consumo di uva fresca e prodotti derivati. In realtà, la ricorrenza fu ideata anche per conquistare maggiori consensi fra i ceti contadini. La festa dell’uva doveva essere, nello stesso tempo, anche un momento ricreativo, con l’organizzazione di chioschi e premiazioni delle varie gare.
Senza dimenticare la sua funzione di alternativa alla festa dei lavoratori del 1° maggio, che era stata abolita dal regime fascista.
Le celebrazioni prevedevano sfilate di carri allegorici con temi cari all’iconografia fascista o con raffigurazioni della vendemmia, la vendita di uva da parte di ragazze in costume e l’uso delle feste per scopi propagandistici.
Il 28 settembre 1930 si tenne la prima “Giornata dell’uva” nazionale, su un’iniziativa dell’allora sottosegretario al ministero dell’Agricoltura e delle Foreste Arturo Marescalchi, con l’approvazione di Mussolini, decretò che si celebrasse su tutto il territorio nazionale.
Negli anni successivi, per volontà di Mussolini, divenne “Festa dell’uva”. Una ricorrenza popolare di grande successo, specialmente nelle zone di tradizione vitivinicola, come scriveva Aldo Caron sempre su Gazzetta del Mezzogiorno in occasione della prima edizione: «Dovunque è un fervore di iniziative per favorire il consumo di questo frutto sano ed igienico».
Ceron la definisce una «festa di colore e di gentilezza, dedicata al prodotto giocondo e popolare della sacra ampelidea e diretta ad un maggiore e più largo consumo».
E che la festa fosse popolare lo testimonia pure una foto scattata a Bitonto il 29 settembre 1931, in occasione della seconda edizione della Festa dell’uva. Foto scattata in piazza Aldo Moro ed esposta, ad ottobre 2024, al Museo Archeologico Da Palo Ungaro, nell’ambito di una mostra dedicata agli anni del fascismo a Bitonto.
A porre fine a quell’appuntamento annuale dedicato all’uva furono la guerra e le conseguenti difficoltà economiche che ne seguirono, che portarono prima al ridimensionamento e poi alla sospensione.
«Con l’autorizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri è stata indetta la tredicesima Festa nazionale dell’uva, che quest’anno si svolgerà con le modalità e nelle forme consentite dall’attuale stato di guerra» recitava il comunicato stampa diffuso a settembre 1942 e pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno prima dell’ultima edizione. Meno di un anno dopo, a luglio 1943, il regime fascista cadde, portando con sé molte delle iniziative che erano state frutto della sua retorica. Ovviamente, a conflitto finito, possiamo ritrovare feste di paese dedicate all’uva in vari angoli d’Italia a maggior trazione vitivinicola. Ma una festa nazionale come quella ideata nel 1930 è ormai storia definitivamente passata.
















