«Hanno ucciso tre proletari».
Furono le parole del leader socialista Bettino Craxi, pronunciate l’8 gennaio 1980, in quella via Schievano ubicata nella parte sud di Milano dove erano da poco stati assassinati tre agenti di polizia. Si chiamavano Antonio Cestari, Rocco Santoro e Michele Tatulli (tutti insigniti di medaglia d’oro alla memoria e al valore civile) ed erano tre dei tantissimi figli del Sud Italia che erano andati a cercare nel Settentrione un futuro migliore. Tatulli, 25 anni non ancora compiuti, veniva da Bitonto e, a breve, sarebbe convolato a nozze. Aveva scelto di entrare in Polizia, come tanti suoi coetanei di quegli anni. Giovani figli del proletariato, assassinati da chi diceva di lottare in difesa del proletariato. Vittime di una stagione di odio che, seppur giungeva al termine, pretendeva ancora sangue innocente da far scorrere per le strade italiane.
L’orologio segnava le 8,15 del mattino. I tre, in servizio al commissariato di Porta Ticinese della questura di Milano, erano a bordo di un’auto civetta – una fiat Ritmo – e in borghese. Un normale e ordinario giro di perlustrazione della città. Ma all’improvviso vengono speronati da un’altra macchina, una 128 bianca, su cui siedono i terroristi Barbara Balzerani, Mario Moretti, Nicolò De Maria, Nicola Gianicola.
I ragazzi non hanno nemmeno il tempo di reagire. I quattro criminali sparano una raffica di colpi con armi automatiche e per Tatulli, Cestari e Santoro non c’è nulla da fare. Pochi secondi dopo gli agenti giacciono senza vita sui sedili della loro auto, ammazzati per un macabro rituale. La loro esecuzione era infatti il “benvenuto” a Carlo Alberto Dalla Chiesa, il generale dei carabinieri da poco arrivato a Milano al comando della divisione Pastrengo.
Anche quest’anno, Bitonto ha commemorato quel figlio prematuramente caduto, di fronte alla lapide commemorativa affissa in sue memoria all’ingresso di Palazzo Gentile, dove ogni anno il sindaco, la famiglia e le forze dell’ordine gli rendono, puntualmente, omaggio. A Tatulli è dedicata anche una stele in piazza Caduti del Terrorismo, oltre ad una strada, alla sezione dell’Associazione nazionale della polizia di Stato, l’Anps, e ad un’altra stele con una targa in suo onore al commissariato di Pubblica Sicurezza.
Ai funerali, che si svolsero a Milano nella basilica di Sant’Ambrogio, parteciparono 50mila persone “silenziose e altrettanto composte”, scrive Claudio Bachis in “Vita da sbirro” edito nel 2006. Le esequie furono raccontate anche dal giornalista Walter Tobagi sul “Corriere della sera”. Cronista che, con i tre poliziotti, condivise anche la triste fine. Fu assassinato solo quattro mesi dopo in un attentato messo in atto dalla Brigata XXVIII Marzo, altro gruppo rientrante nella galassia del terrorismo di estrema sinistra. A Milano, una lapide ricorda le tre vittime dell’efferato agguato di via Schievano. E, nel 2005, fu anche profanata dai ignoti.
La vicenda fu è stata raccontata o citata, di recente, anche nella fiction Rai “Il nostro generale”, dedicata a Carlo Alberto Dalla Chiesa, e nel podcast “La strage di via Schievano (1980, Brigate Rosse)”, episodio 409 di “Mondo Contemporaneo”, podcast a cura di Spazio70, realtà che, da diversi anni, si occupa attraverso approfondimenti storici sull’omonimo sito, libri, documentari e, appunto, podcast, di studiare, per divulgare la storia di un decennio che ha segnato profondamente il mondo odierno.

















