Al giovane Alexis, quattro quarti di nobiltà, cresciuto a Parigi in una famiglia di fede monarchica e legittimista, non dev’esser parso vero che un giorno sarebbe stato, proprio lui, il paladino della democrazia liberale, nel volgere ad occaso dell’aristocrazia francese. La sua sensibilità civica matura nei viaggi, ai primi dell’Ottocento: quello in Sicilia e soprattutto il viaggio in America.
È qui che il visconte Alexis Henri Charles de Clérel de Tocqueville (Parigi 1805, Cannes 1859) scopre, come Colombo, l’America, il “Nuovo Mondo” politico, e comprende quanto sensibili siano quegli americani alle opinioni altrui. E mentre la Francia depone Carlo X, Tocqueville scrive il suo sorprendente taccuino di viaggio come fosse un laico evangelo. In America ci va per studiare le carceri, il sistema penitenziario nel suo complesso. Ne torna con la convinzione che in quella giovane nazione non c’era modo per nessuno di nascere già “qualcuno”: niente privilegi alla nascita ma tutti pronti a scattare dagli stessi blocchi di partenza, posti allo stesso livello di competizione sociale. Il risultato editoriale di queste riflessioni è la memorabile opera “La Democrazia in America”, pubblicata nel 1835 dopo il ritorno in Francia di Tocqueville. Da un aristocratico francese, non ignaro della Révolution, fondata sulla violenza, giunge l’elogio della rivoluzione americana, poggiante sulla libertà.

Un racconto di viaggio, quello di Tocqueville, che fa ancora oggi sognare l’America delle opportunità e delle contraddizioni che ne saldano il conto. Come un ritrattista nella sua splendida solitudine, l’aristocratico francese descrive la fine del Vecchio Mondo e l’affermarsi del Nuovo, abitato da uomini che non si fermano mai, neanche davanti ai grandi fiumi e laghi, capaci di sordo egoismo ma anche di mirabili slanci di egualitarismo. « Ai miei occhi, scrive Tocqueville, le società umane, come gli individui, diventano qualcosa solo grazie alla libertà ».
C’è tanto futuro della società occidentale “indovinato” in quel taccuino americano di Tocqueville. Se soltanto si fosse trovato il modo di farlo capitare tra le mani degli attuali policy maker oltreoceano, si sarebbero evitati, forse, molti errori come quelli commessi laggiù, di là dall’Atlantico, negli ultimi tempi: ci saremmo risparmiati, ad esempio, le invasioni dei palazzi istituzionali, le eccessive repressioni poliziesche agli slanci libertari, le compiacenze verso certi amici autocrati.
Ed il buon Tocqueville non si sarebbe rivoltato nella tomba, taccuino di viaggio alla mano…













