Rubrica a cura di Simona Saracino
Alcuni romanzi nascono per renderci spettatori di una storia, mentre altri, i più preziosi, riescono a farci entrare davvero nella vita delle persone. E’ questo il caso di Tutte le mattine di Sybil, romanzo d’esordio di Virginia Evans, Quando si chiude l’ultima pagina si ha la sensazione di aver trascorso del tempo con qualcuno di reale, una donna imperfetta, brillante, talvolta difficile da comprendere, ma impossibile da dimenticare.
La protagonista è Sybil Van Antwerp, ex avvocata e cancelliera di tribunale ormai in pensione.
Da sempre scrive lettere: ha iniziato da bambina e non ha mai smesso; la corrispondenza è il filo che attraversa tutta la sua esistenza e che, nel romanzo, ci permette di accompagnarla per quasi un decennio, a partire dal 2012, quando compie settantatré anni.
Attraverso le lettere indirizzate a parenti, amici, ex colleghi, vicini di casa, sconosciuti incontrati per caso e persino a scrittori Sybil ci racconta chi è stata e chi continua a essere.
Le lettere non sono soltanto uno strumento per portare avanti la trama, ma sono soprattutto il modo in cui Sybil abita il mondo. Ogni mattina si siede alla scrivania, prende carta e penna e dedica tempo, attenzione e pensiero alle persone che fanno parte della sua vita.
In un’epoca dominata dalla fretta e dalla comunicazione istantanea, il suo modo di scrivere appare quasi rivoluzionario.
Quanto tempo dedichiamo davvero alle nostre relazioni e quanto spesso, invece, ci limitiamo a comunicazioni rapide e superficiali? Sybil dimostra che la scrittura può essere un autentico atto di cura, non perché renda tutto più semplice, ma perché costringe a fermarsi e a prestare attenzione.
Dietro la donna ironica, colta e spesso pungente si nascondono però ferite profonde.
Sybil sta progressivamente perdendo la vista a causa di una malattia degenerativa, vivendo quindi nel costante timore di non poter più né leggere né scrivere, spaventata all’idea di perdere l’unico modo in cui riesce veramente a comunicare. Un pizzico di mistero spinge a continuare la lettura e lascia intuire quanto la durezza mostrata da Sybil durante la sua carriera sia stata, in fondo, una forma di sopravvivenza
Nel corso degli anni vediamo Sybil invecchiare. Il fisico diventa più fragile, la vista peggiora, alcune certezze vengono meno, eppure il suo spirito rimane luminoso, curioso, originale. La donna continua a cercare gli altri, a costruire relazioni, a lasciarsi sorprendere da nuovi incontri e persino da inattesi corteggiatori che ne riconoscono il fascino e l’intelligenza.
Il finale commovente è il saluto perfetto a una donna che, attraverso migliaia di lettere, ci ha consegnato il racconto della propria esistenza.
Quando il romanzo termina, si ha quasi la tentazione di controllare la cassetta della posta, sperando di trovare una lettera firmata Sybil Van Antwerp.
















