Rubrica a cura di Raffaele Verna
Il Bigfoot, noto anche come Sasquatch, rappresenta una delle figure più emblematiche del folklore nordamericano. Descritto come creatura imponente, simile ad una scimmia e coperta di pelo scuro, si aggirerebbe nelle fitte foreste della costa del Pacifico nord – occidentale. Le sue presunte impronte, di dimensioni eccezionali, sono l’origine del suo nome e costituiscono una delle “prove” più comuni della sua esistenza.
La leggenda moderna del Bigfoot ha preso piede nel XX secolo, alimentata da racconti di avvistamenti, fotografie sfocate e il celebre filmato Patterson – Gimli del 1967, che ancora oggi suscita dibattiti accesi tra scettici e sostenitori. Il filmato Patterson – Gimli è un breve video che mostrerebbe una creatura umanoide pelosa camminare nella foresta californiana anche se ancora ad oggi non esistono prove scientifiche solide che ne dimostrino l’esistenza, ovvero nessun corpo, nessun fossile, nessun DNA verificato e nessuna prova biologica conclusiva.
Molti esperti considerano gli avvistamenti spiegabili con: orsi osservati male, scherzi o bufale, errori di percezione, folklore o semplice suggestione.
La disciplina che studia creature non confermate come il Bigfoot si chiama Criptozoologia, ma non è considerata una scienza riconosciuta dalla maggior parte della comunità scientifica.
Ovviamente tra queste creature si annovera anche lo Yeti, o “Abominevole Uomo delle Nevi”, e altri non è se non l’equivalente himalayano del Bigfoot, una creatura leggendaria che si dice abiti le inospitali e innevate vette dell’Himalaya. Radicato nelle antiche tradizioni delle popolazioni locali, in particolare degli Sherpa, lo Yeti è descritto come un essere bipede, massiccio e ricoperto da una folta pelliccia bianca o grigiastra, che gli permette di mimetizzarsi perfettamente con l’ambiente circostante. Le storie su questa creatura sono state tramandate oralmente per generazioni, ben prima che raggiungessero l’Occidente nel XX secolo.
La fama internazionale dello Yeti esplose con le spedizioni alpinistiche sull’Everest, dove esploratori come Erich Shipton, nel 1951, fotografarono delle impronte anomale sulla neve, riaccendendo l’interesse globale.
Le analisi genetiche più moderne hanno esaminato peli, ossa e altri reperti attribuiti allo Yeti e i risultati hanno indicato che in realtà appartenevano a orsi dell’Himalaya, come l’orso bruno himalayano, l’orso tibetano, o l’orso nero asiatico.
Nonostante la mancanza di prove scientifiche concrete, come resti fisici o esemplari viventi, queste due figure continuano a nutrire l’immaginario collettivo e la loro leggenda persiste, sospesa tra la possibilità di una straordinaria specie animale non ancora scoperta e la potente forza del mito.
















