La Storia ufficiale ha sempre sostenuto la tesi che i primi uomini che hanno abitato l’America provenivano dalla Mongolia e che si siano spinti così lontano grazie alla lingua di terra che congiungeva, alla fine dell’era glaciale, la Siberia con l’America, dando vita alla cosiddetta cultura Clovis, fiorita circa 11.000 anni fa e che successivamente abbia popolato gli altipiani del Messico e del Perù.
Questa teoria è stata ufficialmente riconosciuta dal mondo accademico sino al 1996, quando Anna Roosevelt dell’Università dell’Illinois, pubblica sulla rivista “Science” un articolo dove sostiene, che una popolazione contemporanea alla civiltà Clovis occupasse già quei territori, prima di un presunto esodo di altre tribù.
L’antropologa giunse a queste conclusioni svolgendo ricerche nella Caverna della Pedra Pintada – lunga 100 metri, larga 80 e alta 30 – dove rinvenne graffiti che ritraggono corpi di animali, esseri umani, raffigurazioni geometriche ed astronomiche, che rivelano l’esistenza di tribù di cacciatori – raccoglitori, databili intorno all’11.000 a.C.
Nonostante il discredito che ha successivamente segnato ogni tentativo di cambiare la versione ufficiale sui primi insediamenti nelle Americhe, riporto oggi degli avvenimenti che ritengo doveroso menzionare, come la missione esplorativa condotta da Melchior Diaz Moréia che dopo essersi avventurato in Amazzonia, nel 1595, ritornò portando con se oro, argento e pietre preziose, spargendo la voce che avesse scoperto una città in pietra.
Nel 1750 invece un drappello di uomini, armati sino ai denti, si spinse sin dentro la foresta alle spalle di Salvador de Bahia e quando fecero ritorno raccontarono di aver scoperto una città abbandonata nella foresta ornata da obelischi ed iscrizioni.

Ma il caso più misterioso, legato a presunte popolazioni autoctone in Amazzonia, resta la scomparsa del colonnello Percy Harrison Fawcett, famoso esploratore, nonché profondo conoscitore della foresta Amazzonica.
Fawcett nel 1925 organizzò una spedizione per mettere le mani sui diamanti della regione di Bahia, partì con suo figlio di soli 21 anni e l’amico Raleigh Rimell e non fecero più ritorno. Poco prima della sua scomparsa raccontò di aver individuato un sito dove sorgevano cupole di pietra e pittogrammi simili a geroglifici. Molte squadre di soccorso si destreggiarono nel tentativo di recuperare gli esploratori, ma senza risultato.
Ovviamente mancano prove concrete che dimostrino l’esistenza delle vestigia di una misteriosa città, che testimoni la realtà di una cultura preistorica in Brasile, ma questa non è una ragione sufficiente per perdersi d’animo e scoraggiarsi in un mondo che non smette di offrire sorprese a tutti noi indagatori dello straordinario.
(Rubrica a cura di Raffaele Verna)

















