Sguardo intenso e sorriso coinvolgente, Mimmo Mancini, nato a Bitonto nel 1960, si definisce un onesto artigiano dello spettacolo che con serietà e autodisciplina ha portato avanti un percorso professionale fatto di studio costante e sacrifici.
Trasferitosi a Roma all’età di 19 anni per praticare l’arte del teatro e non solo, non ha mai smesso di credere nel suo sogno di fare l’attore, che definisce una vera e propria vocazione .
Si innamora profondamente del teatro da subito, era un bambino di quasi 6 anni quando a casa di amici di famiglia rimase folgorato dalle forme e dall’aspetto estetico di un teatrino in cartone tridimensionale. Osservandolo, toccandolo, iniziò ad immaginare spettacoli e attori muoversi sul quel palcoscenico che stringeva tra le sue piccole mani di bimbo curioso, tendenzialmente silenzioso, a tratti introverso, soprattutto a scuola.
In famiglia, avevano colto il suo grande interesse per il teatro e suo padre Francesco lo portava spesso con sé al Teatro Petruzzelli per assistere ai tanti bellissimi spettacoli spaziando dalla prosa all’opera lirica.
Mimmo era entusiasta, sentiva crescere di anno in anno il suo amore per il teatro, sempre in prima linea nelle recite scolastiche, ma paradossalmente non sul palco, bensì tra il pubblico come attento osservatore.
Amava raccontare le storie della gente che lo affascinava soprattutto in famiglia e ai suoi fratelli, catturando in modo molto naturale l’attenzione di tutti. Crescendo, arrivò anche l’amore per la musica con la batteria, strumento che ha studiato ed esplorato con entusiasmo da autodidatta fino all’età di 18 anni.
La musica per Mimmo ancora oggi risulta fondamentale in tutto quello che fa e realizza nella vita, ha riflettuto sempre tanto su quanto sia importante per il teatro e per il cinema, fungendo da potente strumento narrativo che crea atmosfera guidando e stimolando le emozioni dello spettatore, la musica può trasformare una sequenza visiva in un’esperienza immersiva, indimenticabile, lo dimostrano le colonne sonore di film e spettacoli celebri divenute iconiche, riconoscibili negli anni.
Il suo primo film arriva nel 1985 come una conseguenza del teatro, grazie a Gianni Ciardo, che ricorda con affetto assieme a tanti altri grandi professionisti del cinema e dell’ambito teatrale, che ha conosciuto nel corso della sua importante carriera.
Tra i tanti incontri, descrive particolarmente emozionato quello con l’immenso Massimo Troisi, che, tra le tante cose, gli ha insegnato l’importanza dell’umiltà come valore da preservare nel tempo, nonostante il sopraggiungere della fama e del successo.
Sono tanti i film nei quali Mimmo ha recitato distinguendosi per carisma e bravura ne cito solo alcuni : La Capa Gira, La guerra è finita, Ameluk, Gli uomini d’oro, poi la miniserie televisiva Avetrana-Qui non è Hollywood, diretta dal regista Pippo Mezzapesa, un’altra eccellenza di origini bitontine.
Pensando oggi alle modalità con le quali ha lavorato in ben 44 anni di carriera, Mimmo Mancini si collega in modo autentico allo spirito degli artigiani , persone che con passione, tenacia, rispetto, coltivano il proprio lavoro senza effetti speciali, perché di speciale c’è la loro dignità che viaggia sottobraccio ai sogni al di sopra di ogni cosa.
Mimmo, a tal proposito, rammenta una frase di San Francesco d’Assisi che ha fatto sua: “chi lavora con le sue mani è un operaio, chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano, chi lavora con le sue mani, la sua testa e il suo cuore è un artista“.
Il lavoro manuale per Mancini è fondamentale, perchè mette l’uomo in contatto diretto con la materia , dandogli la possibilità di conoscerla a fondo esplorandone pregi e difetti liberando la propria creatività, lui adora scolpire il legno con tutte le sue affascinanti peculiarità e ribadisce: il valore del lavoro e la dignità di ogni mestiere se svolto con trasporto e passione trasforma ogni lavoratore in un artista.
Dalla sua tavolozza delle gioie, dei ricordi, dei dolori ha sempre attinto, dando sfogo e spazio al suo mondo interiore diventando attore, scrittore, regista e doppiatore.
Un lavoro, il suo che gli ha trasferito la preziosità del tempo, del qui ed ora, dei momenti da vivere intensamente perché non tornano più e si trasformano in ricordi, solchi indelebili nell’anima e nella memoria che formano e forgiano la personalità dell’individuo dandogli anche la possibilità di vivere andando oltre l’immaginazione.
Il suo ultimo libro si chiama “ Capitoni Coraggiosi” – edito dalla Secop edizioni di Peppino Piacente, altro bitontino insigne – lo ha scritto assieme all’attore Paolo De Vita , parlando del libro Mimmo ha posto l’accento sul valore dell’amicizia quella vera, forte, spesso frutto di conoscenze maturate nel tempo anche grazie al suo mestiere fortemente caratterizzato da viaggi, incontri, luoghi diversi.
Racconta l’Amore come il più nobile e potente dei sentimenti che non conosce confini né barriere, ingrediente prezioso, fondamentale per sentirsi vivi, completi senza del quale la vita sarebbe arida, ne parla menzionando sua moglie Desirée con la quale è felicemente sposato e i loro tre splendidi figli: Paolo, Caterina e Francesco.
Pensando ai suoi figli, alle nuove generazioni e al loro futuro Mimmo ci tiene a sottolineare che non si deve mai mollare dinanzi alle difficoltà, con determinazione, educazione e coraggio si deve inseguire il proprio obiettivo armandosi di pazienza, profonda convinzione e consapevolezza, proprio come lui in prima persona ha fatto per raggiungere le proprie mete, sacrificando anche la sua stessa gioventù e dando priorità allo studio e al lavoro e a quel suo sogno di bambino…

















