Migliaia di anni or sono, si realizzavano le prime lavorazioni in macramè, una tecnica suggestiva ed originale, che consente ancora oggi di dare forma a svariate creazioni come capi di abbigliamento, accessori moda, decorazioni emozionali, il tutto annodando tessuti come il cotone, la iuta, o la canapa.
Ed ecco che, ancora una volta, torna a stupirci la cosiddetta sapienza delle mani, il saper fare con le mani che ci rende unici e riconoscibili in tutto il mondo.
Si tratta di mani laboriose guidate da un cuore che batte, inseguendo i propri sogni e recuperando tradizioni antiche, che rivelano un legame ancestrale tra gli esseri umani e i loro luoghi di appartenenza.
Non è un caso se oggi, attraverso questo articolo, ho scelto di parlarvi del macramè, un processo creativo dal profumo antico.
Pensate che le prime lavorazioni eseguite con l’utilizzo di tale tecnica sono state eseguite già ai tempi degli Assiri e dei Babilonesi civiltà residenti rispettivamente nel nord e nel sud della Mesopotamia, nel XIII secolo i tessitori arabi realizzavano a mano con grande abilità numerosi nodi decorativi su scialli, asciugamani o profili di abiti aggiungendo talvolta elementi decorativi tra un nodo e l’altro come ad esempio piccole pietre di diverso colore.
Sembra che il termine Macramè derivi dall’arabo “migramah” che significa frangia, questo genere di lavorazione giunse in Europa prendendo particolarmente piede in Spagna.

In Italia il macramè si diffuse grazie alle rotte commerciali nel Mediterraneo, la città di Genova si rivelò un centro d’eccellenza per il macramè e la sua diffusione, diventando nel corso del tempo una forma d’artigianato applicata soprattutto alla decorazione di tende, tovaglie e lenzuola. Ricordiamo a tal proposito il Periodo Vittoriano.
Oggi, grazie alla fantasia e al genio creativo di tanti artigiani presenti nei nostri territori, questo tipo di lavorazione sta vivendo una sorta di seconda giovinezza, grazie anche al grande ritorno delle tecniche di tipo “handmade”.
Tra i vari artisti – artigiani che ho il piacere di incontrare e conoscere girando molto per lavoro, mi ha colpito la giovane e luminosa Alessandra Clemente, originaria di Taranto.
Lei vive e crea le sue opere con la tecnica del Macramè nella incantevole Valle d’Itria, precisamente a Martina Franca.
Come ben sappiamo, si tratta di un territorio caratterizzato da architetture originali, campagne rigogliose, contrasti cromatici dalla bellezza abbagliante, cornici ideali da cui trarre costantemente ispirazione per creare, dando spazio alla fantasia e annodando instancabilmente con le sue piccole ma laboriose mani.
È curioso come una donna così giovane si sia appassionata ad una lavorazione antica come il macramè, mi ha raccontato che tutto prese forma dentro di lei anni fa prima e durante la pandemia, grazie a sua madre la quale realizzò un addobbo molto originale per una lampada che avevano in casa, con l’obiettivo di cambiarle un po’ l’aspetto secondo lei desueto.
Alessandra osservando la lampada a lavoro finito ne rimase piacevolmente colpita, decise di cominciare a lavorare il cotone e vari tessuti naturali dando spazio alle sue emozioni, al suo mondo interiore. Personalmente sono rimasta attratta da diverse sue opere che sanno tanto di fusione tra tradizione e futuro, fra tutte mi hanno entusiasmata in modo particolare le Copri Dane, una specie di scialle – vestito per damigiane in vetro, le classiche a forma rotonda solitamente di colore verde usate come vaso vinario e che di sovente incontriamo anche sottoforma di caratteristici e rustici complementi d’arredo in case, masserie, hotel.

Ma si diletta molto anche nel creare bijou, soprattutto collane di vario colore, che immagina indossate da donne forti o che stanno lavorando su se stesse per cercare la loro forza interiore.
Andando avanti nel tempo, si rese conto che quel tipo di lavorazione fatta essenzialmente di nodi su nodi le consentiva di esprimersi in totale libertà, il suo è un nodo che si ripete in modo consapevole, esprimendo legami autentici con ricordi, visioni, luoghi di famiglia a cui resta saldamente legata, lo definisce un gioco che le conferisce la possibilità di conoscersi meglio, donandole la possibilità di dare voce ad un mondo totalmente suo, nel quale spesso si rifugia perché si sente rispettata essendo se stessa.
Questa modalità di esprimersi artisticamente e artigianalmente le conferisce una certa autodeterminazione anche attraverso sacrifici.

Alessandra desidera dare manforte a tutti coloro che come lei mettono in pratica i propri sogni attraversando non poche difficoltà, vuole dire loro: “Siate determinati nel seguire i vostri obiettivi, non arrendetevi mai anche se questa società corre veloce e si concentra prevalentemente sull’apparire, sulla costruzione di facciate che spesso non corrispondo alla realtà”.
Perché l’autenticità, l’originalità, l’essere se stessi ripagano sempre nella vita e lei lo fa attraverso tutto quello che ogni giorno realizza, con trasporto ed entusiasmo, senza mai smettere di crederci.

















