Il corpo è il nostro primo e ultimo rifugio, il luogo dove abitano le nostre emozioni, i nostri desideri e le nostre paure. È il nostro strumento di comunicazione con il mondo, il mezzo attraverso cui esprimiamo la nostra essenza e la nostra unicità. Ma quanto realmente conosciamo il nostro corpo? Quanto siamo in grado di ascoltare le sue voci, di decodificare i suoi segnali e di comprendere le sue esigenze?
Alexander Lowen, il padre della bioenergetica, ci insegna che il corpo è il nostro io più profondo, il luogo dove si depositano le nostre esperienze, le nostre emozioni e le nostre memorie. “Il corpo non mente”, dice Lowen, “il corpo ricorda tutto, anche ciò che la mente ha dimenticato“.
Ma come possiamo accedere a questo mondo sommerso, a questo universo di emozioni e sensazioni che il nostro corpo ci racconta? Didier Anzieu, nel suo libro “L’Io Pelle”, ci offre una chiave di lettura interessante: “La pelle è il primo organo di senso, il primo strumento di comunicazione con il mondo. È attraverso la pelle che noi percepiamo il mondo, che noi ci sentiamo vivi e presenti”. Il nostro Io, la nostra identità, si appoggia sulla pelle implicando un’omologia tra le funzioni dell’Io e quelle del nostro involucro corporale: limitare, contenere, organizzare. Pensiamo all’espressione più comune “lo sento a pelle” che pronunciamo quando i nostri corpi intercettano situazioni spiacevoli da evitare o accoglienti in cui restare. Per provocare un’emozione profonda vi basta che vi chiedi:
“prova ora a chiudere gli occhi,
immaginati bambina/o
stretto tra le braccia della tua mamma,
prova a sintonizzarti con quelle sensazioni
e respiraci dentro per un po’”
Certamente ciascuno di noi avrà attivato emozioni diverse, avrà respirato più profondamente, e avrà avvertito un qualche brivido in una qualche parte del corpo. Perché il corpo ricorda ed è in grado di portarne i segni per una vita intera.
Per questa ragione merita di essere accolto e ascoltato in ogni sua parte.
E allora, come possiamo ascoltare la voce del nostro corpo? Come possiamo sentire la sua presenza, la sua energia, la sua vitalità? Da poco Ornella Vanoni ci ha lasciato consegnandoci un’eredità musicale senza tempo. Tra tutte il suo “L’appuntamento” ci offre un suggerimento che può essere inteso come atto d’amore verso il nostro corpo: “Io ti voglio, io ti sento, io ti amo così”, perché il corpo è un luogo di incontro, di appuntamento con noi stessi, con la nostra essenza più profonda.
È, altresì, un contenitore di storie che ci sono state tramandate dalle nostre famiglie, dalle nostre culture e dalle nostre tradizioni. I pensieri che ci portiamo dentro e che magari ci ripetiamo da una vita potrebbero, in realtà, essere impronte che il corpo porta con sé. Gli studi di psicologia e le costellazioni familiari ci insegnano che in realtà molte delle nostre credenze limitanti non nascono da ciò che siamo ma da ciò che abbiamo vissuto. E il corpo le custodisce come radici silenziose.
Al tempo stesso solo il corpo sa come liberarle: con tremori, sospiri, lacrime, movimento…sono risposte innate, biologiche, di guarigione. Ciò significa che non dobbiamo imparare da zero ma si tratta di una memoria che possiamo risvegliare, quando scegliamo di rivolgerci a quelle impronte con compassione, consapevolezza e un nuovo ritmo.
Così la libertà non arriva forzando o ignorando ciò che sentiamo ma arriva restando, ascoltando e lasciando che il corpo possa finalmente raccontarci le sue verità.
Magari tutte quelle risposte che solitamente cerchiamo affannosamente fuori di noi cominceremo a trovarle dentro di noi, nel nostro corpo, nella nostra essenza più profonda.
Possiamo iniziare a sentire, a sentire il nostro corpo, a sentire la nostra vita respirandoci dentro.
Buona corporeità a tutte e tutti
(Rubrica a cura della dott.ssa Maria Concetta Rossiello – immagine : Rabarama – Corpi come codici )














