Ogni stagione, della natura e della nostra esistenza, arriva per lasciarci un messaggio profondo. L’autunno è la stagione che ci parla del cambiamento, della perdita e del bisogno di trasformazione. Le foglie che cadono dagli alberi, il vento che soffia e porta via con sé le ultime vestigia dell’estate, il cielo che si fa grigio e piovoso… tutto ci ricorda che nulla è permanente e che il cambiamento è l’unica costante della vita.
Ma l’autunno è anche un tempo di introspezione, di riflessione e di ricarica. Gli animali si preparano al letargo, la natura si ritira in se stessa per rigenerarsi e rinnovarsi. È un tempo di lento declino, ma anche di profonda trasformazione. In psicologia l’atto trasformativo è un vero e proprio atto creativo che si differenzia da individuo a individuo e segue un tempo del tutto personale, necessita di lunghe pause, di silenzi e di introspezione. Un processo che non può essere forzato dall’esterno (“Chi cerca di aiutare un germoglio a uscire dal seme, lo distrugge; chi tenta di risvegliare la coscienza in qualcuno che non è pronto, lo confonde” cita Ruben Alves) ma che va sostenuto dall’interno in modo organico.
In questo senso, l’autunno è un’ottima metafora per il nostro percorso emotivo. Anche noi, come le foglie, dovremmo lasciare andare ciò che non serve più, ciò che ci appesantisce e ci impedisce di crescere. Unica strada per fare spazio al nuovo, al diverso, all’ignoto.
Ma come possiamo fare questo? Come possiamo imparare a lasciare andare e a fidarci del processo di trasformazione?
La risposta sta nel comprendere la differenza tra il tempo esteriore (kronos) e il tempo interiore (kairos). Il tempo “del fuori di noi” è il tempo dell’orologio, del calendario, della routine quotidiana. È il tempo che ci governa, che ci dice cosa fare e quando farlo scandito da agende, impegni segnati sui post-it e telefoni che squillano continuamente.
Il tempo “dentro di noi”, invece, è il tempo dell’anima, del cuore, dell’intuizione. È quel tempo che ci parla di noi stessi, delle nostre emozioni, dei nostri bisogni e desideri.
Fabrizio De André riprende questa doppia immagine del tempo e la canta nei versi: “Il tempo è un signore distratto, è un bambino che dorme”; perché se il tempo esteriore può essere distratto, caotico e confuso, il tempo interiore è sempre presente, sempre pronto a guidarci e a indicarci la strada. Ha solo bisogno di essere risvegliato con amore e con attenzione, le stesse cure che riserveremmo per qualsiasi bambino dormiente e sognante.
L’invito, in questo autunno emotivo, è quello del prenderci spazi in cui ascoltare il nostro tempo interiore. Accogliamo le nostre emozioni, i nostri bisogni e desideri. Lasciamo andare ciò a cui ci aggrappiamo e liberiamoci dei pesi che, forse, non riguardano propriamente la nostra persona e, magari, sopportiamo per altri. L’autunno è un tempo intimo, privato, personale. È uno specchio che ci chiede di riflettere su di noi.
Rintaniamoci, come gli animali, per ricaricare le energie e rinnovarci. E ricordiamoci che il cambiamento è l’unica costante della vita. È il tempo delle emozioni, il tempo di lasciar andare e di fidarci del processo di trasformazione.
Sulla scia di questa emotività ringrazio sentitamente l’editore Alessandro Intini e il direttore Mario Sicolo per aver creduto in questo progetto psicologico che vuol essere uno spazio di cura e di attenzione, una finestra sulle emozioni che ogni giorno sentiamo muoversi nel nostro corpo e a cui, a volte, non riusciamo a dare parole.
Infine ringrazio Antonella Mezzina, per aver contribuito a dare una traiettoria a questa “Bottega – Officina delle Emozioni” che da molto tempo abita in me.
Buona tana a tutte e tutti.
Canzone di riferimento: C’è tempo di Ivano Fossati
(Rubrica a cura della dott.ssa Maria Concetta Rossiello – immagine : Radici di Frida Khalo)












