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Home » L’ostetrica tra ieri, oggi e domani: dalla levatrice alla libera professionista

L’ostetrica tra ieri, oggi e domani: dalla levatrice alla libera professionista

Katia Mongelli by Katia Mongelli
1 Maggio 2013
in Ostetri-Katia: un'ostetrica per te, Rubriche
“La follia è l’incapacità di comunicare le tue idee: tutti in un modo o nell’altro siamo folli”
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Se le nostre nonne o bisnonne  potessero
ascoltare le donne in gravidanza che parlano di epidurale o di parto cesareo
per evitare il dolore, sicuramente scapperebbe loro un sorriso, ripensando a
come semplicemente si partoriva una volta. Ebbene si , una volta, durante il
parto bastavano asciugamani , acqua calda e la presenza della levatrice.

Chi era la levatrice? Ne avete mai sentito parlare?
In passato il parto era un momento molto delicato, sia per la madre sia per il
bambino, perché presentava sempre elevati margini di rischio; frequente era la
mortalità infantile e materna sia per la mancanza di strumentazioni adeguate
sia per l’assenza di personale competente. La donna, al parto, era
semplicemente assistita dalla levatrice.

La levatrice, chiamata in questo modo perché, era in grado di «levare» il
neonato dal corpo della donna incinta, spesso era una donna anziana, amica
della partoriente, che veniva chiamata dalle donne del paese per aiutarla. La
levatrice non aveva un titolo di studio; era una donna che aveva imparato l’arte
della maieutica, per dirla come Socrate,”l’arte di tirar fuori” i bimbi dal
grembo materno da sua madre,sua nonna..era una tradizione che le figlie delle
levatrici, fossero esse stesse levatrici.

Nonostante i rischi che comportava  a
quei tempi, il parto era un evento familiare, intimo. Una sacralità che ormai
si è persa nel tempo.
La levatrice
in qualche modo entrava a far parte della famiglia in quanto non esauriva il
suo compito al momento della nascita, ma ricopriva un ruolo importante anche
durante la vita del bambino fungendo quasi da “nonna”.

Ma oggi esiste ancora la “mammana”
o levatrice?

I tempi sono sicuramente cambiati. Oggi quella della levatrice è stata sostituita da una figura più emancipata, ma che avrebbe molto da imparare dalle vecchie mammane, chiamata ostetrica.

Innanzitutto è cambiato il percorso formativo.

In Italia il precedente diploma che
consentiva anche agli infermieri di esercitare la professione dell’ostetrica, è
stato sostituito da un percorso universitario triennale seguito da un biennio
facoltativo di specializzazione.
In altri paesi dell’Europa,
come la Finlandia,
sono invece necessari cinque anni, dopodiché se si vuole lavorare privatamente
o nel distretto o presso un consultorio, sono necessari altri due anni di
specialistica.

Invece negli USA ci sono due figure diverse : le
Midwives che si occupano di parti in casa ,e le Birth Nurse  che lavorano in ospedale. 

Le
riforme legislative italiane che hanno coinvolto la figura dell’ostetrica sono
rappresentate dall’emanazione del D. Lgs 14settembre 1994 n 740, il quale  ha stabilito che l’ostetrica/o, sia essa
donna o uomo, è un/ una  professionista che,
in possesso della laurea e dell’iscrizione all’albo professionale, assiste e
consiglia la donna nel periodo della gravidanza, durante il parto e nel
puerperio, conduce e porta a termine parti eutocici con propria responsabilità e
autonomia, e presta assistenza al neonato.

In particolare l’ostetrica/o, per quanto di sua competenza, partecipa: ad
interventi di educazione sanitaria e sessuale sia nell’ambito della famiglia
che nella comunità; alla preparazione psicoprofilattica al parto; alla
preparazione e all’assistenza ad interventi ginecologici; alla prevenzione e
all’accertamento dei tumori della sfera genitale femminile; ai programmi di
assistenza materna e neonatale.

L’ostetrica/o è in grado di individuare situazioni potenzialmente patologiche
che richiedono intervento medico e di praticare, ove occorra, le relative
misure di particolare emergenza.

L’ostetrica non ha come ambiente di lavoro solo la sala parto (nel caso lavori
in clinica) ma anche la casa delle donne che assiste (nel parto in casa o nel
controllo del puerperio e dell’allattamento). Svolge la sua attività in
strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o
libero-professionale. Opera nei consultori pubblici
e privati, dove oltre a essere un costante punto di riferimento per le donne,
gravide e non, esegue pap test, tamponi, visite in gravidanza, corsi di accompagnamento
alla nascita
, sostegno all’allattamento e la riabilitazione del
pavimento pelvico.

Il punto forte dell’ostetrica/o è, oltre alle conoscenze teoriche e pratiche, la
sua capacità empatica e comunicativa necessaria per seguire la donna in momenti
“difficili” quali possono essere l’affrontare un travaglio o
semplicemente accettare una menopausa.
Negli ultimi decenni si sta notando una controtendenza: la necessità di noi
ostetriche di riscoprire cosa significa “essere accanto alla donna” durante la
gravidanza ed accompagnarla nel delicato cammino della maternità.                                                                      

Si parla oggi di eccessiva medicalizzazione dell’evento-nascita, ossia il
frequente ricorso alla episiotomia (è un piccolo taglio
chirurgico che si effettua durante il parto, alla fine del periodo espulsivo,
per agevolare la nascita), parti cesarei, induzioni farmacologiche al
parto e epidurale. Il ricorso a tali pratiche non consente più di rispettare il
diritto alla riservatezza e di godere, nel momento del parto, del rispetto dei
tempi e della naturalità di un parto spontaneo.

Perché si è portati ad aver fretta…anche in quei momenti.
In un periodo in cui si rivendicano tanti
diritti ecco che si rivendicano anche i diritti
come madre, il diritto al rispetto
per la nascita, il diritto di mettere alla luce con rispetto.

A
questo proposito l’Organizzazione mondiale della sanità (O.M.S.) nel 1985 ha
redatto ”la carta dei diritti della partoriente” che comprende 15 diritti e
successivamente, nel luglio 2006, è stata promulgata la legge italiana
intitolata “Tutela dei diritti della partoriente, la
promozione del parto fisiologico e la salvaguardia della salute del neonato”.

Si parte dal presupposto che la nascita sia un evento del
tutto naturale e fisiologico e che la sua medicalizzazione va
combattuta, promuovendo informazione, sensibilizzazione, supporto e sostegno
alle madri. Riguardo al benessere psicologico della neo-madre, l’OMS suggerisce
che debba essere assicurata la presenza del padre o di una persona a sua scelta
durante il parto, e che debba essere impedita la separazione dal bambino, se le
condizioni lo permettono . Inoltre si incoraggia l ’allattamento al seno indicando
il latte materno come “ alimento ideale e specifico per ogni neonato”. La Legge
italiana, dunque, ha come obiettivo dichiarato quello di favorire il parto
fisiologico, riducendo il ricorso al parto cesareo, di incoraggiare la
limitazione dell’uso di farmaci spesso inutili quando non addirittura dannosi,
e quindi di superare l’ospedalizzazione generalizzata.

Con l’obiettivo di riscoprire quella naturalità del parto, ormai persa negli
anni. si sta negli ultimi anni diffondendo la tendenza  tra le ostetriche alla libera professione e al
ricorso del parto domiciliare.

Certamente un ritorno al passato ma con una sicurezza maggiore: il parto a
domicilio è una possibilità che richiede precisi criteri. Innanzitutto è necessaria l’assistenza di un’ostetrica.
Non sempre è possibile effettuarlo, in quanto particolari condizioni di salute
della madre o del nascituro potrebbero sconsigliarlo. L’ostetrica è in grado di
valutare le donne idonee per un parto domiciliare, valutare gli eventuali
fattori di rischio, la vicinanza dall’ospedale e altri fattori. Per il parto a
domicilio sono necessari i seguenti requisiti: assenza di patologie della madre
(diabete e l’emoglobina superiore a 9.5), gravidanza fisiologica ovvero non a
rischio di complicanze; ubicazione dell’abitazione a non più di 30 minuti di
distanza dall’Ospedale, feto unico, bimbo non podalico (ossia non deve
presentarsi con le parti inferiori, piedi o natiche , ma con la testa rivolta
verso l’esterno), e con peso compreso tra 2,6 e 4,5 kg, gravidanza tra la 37ª e
la 42ª settimana.

Tutto
ciò perché da un lato deve essere rispettata la naturalità del parto ma
dall’altra la salute della madre e del neonato devono rappresentare una
priorità.
Che  non sia questo il giusto cammino per
imparare dal passato, aggiungendo però sicurezza e professionalità?
Io aggiungerei: ai posteri, o meglio alle donne di oggi e del domani, l’ardua
sentenza.
Mi è sembrato doveroso fare un excursus sul cambiamento del significato del
parto e delle modalità con cui viene espletato, e di conseguenza sulla figura
dell’ostetrica che si è adeguata ai progressi e ai miglioramenti ottenuti nel
tempo.

Dai
prossimi articoli entreremo nel merito dell’ostetricia e della ginecologia, addentrandoci
pian piano in questo mondo affascinante attorno al quale sorgono spontanei numerosi
interrogativi. 

Tags: Ostetrica
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