Guardare fuori per guardare dentro. Il dentro e/o fuori è proprio dello sport, è un atteggiamento, una tattica di difesa e di offesa, un rovescio che dà l’idea del diritto. Un esito: “Inside Out”, appunto, come quel film della Pixar. È il racconto delle emozioni nello sport, nella vita. Il tentativo di questa rubrichetta è di tentare di descriverle intuendone appena la forma e scandagliandone, se possibile, la profondità.

È il titolo giornalistico che, da ieri, si legge su 9 siti su 10 che si occupano di Formula Uno. “Verstappen vince se…”, e via con tutte le probabilistiche soluzioni al rebus del mondiale di Formula Uno 2025 che si deciderà al foto finish, Domenica prossima, allo Yas Marina Circuit di Abu Dhabi. Là, proprio dove quattro anni fa, all’ultima staccata possibile, Super Max strappò lo scettro al despota Hamilton e cominciò a scrivere la storia di un nuovo regno. Un sorpasso, quello, che è ancora negli occhi di tanti appassionati.
Ma il punto è proprio questo: Verstappen vince se…, si diceva. Ma Verstappen, attualmente secondo in classifica piloti, ha già vinto il suo mondiale, forse il più bello, il più assurdo, il più improbabile: quello dei giochi già fatti, quello della questione interna ai Papaya, quello cannibalizzato dai “costruttori” della Mc Laren, il campionato senza storia in cui la sola, scespiriana curiosità è sempre stata: Piastri o Norris?
L’olandese volante, invece, ha corso quasi tutto il mondiale da comprimario, osservando, studiando, accodandosi. Imparando a vincere perdendo. Per questo, e non per altro, si è Super Max. Ventott’anni, figlio di tanto padre, l’anima temprata in un kartodromo, nel rigore calvinista di chi sa credere e sperare. Precoce più di Vettel, Max ha saputo primeggiare ovunque, da par suo, con l’aristocrazia del più bravo e l’eleganza del più umile. Ha preso da Jos, suo padre, che tirava al massimo la Minardi sui circuiti dei favolosi anni Ottanta, e che oggi è lì che segue suo figlio, corpo e anima, in ogni santa gara.
Per vincere il mondiale Verstappen avrà bisogno del vento buono, di un altro sprone di Jos, di tutto l’amore di Kelly Piquet, sua compagna e figlia dell’immenso Nelson che guidava e vinceva divertendosi. Avrà bisogno, come quattro anni fa, di uno scatto felino della sua Red Bull. Lui, Max, sa come fare, d’altronde ama i gatti, ne ha due di razza Bengala, di nome Jimmy e Sassy. Dunque, fanno due scatti felini. Ad Abu Dhabi. Uno è stato quattro anni fa. L’altro… vediamo Domenica…













