Si può imprigionare in dieci righe l’emozione infinita di tutto un anno di sport?
Il bilancio di tanto agonistico trepidare non ha a che fare con un dare e un avere: c’è una sola posta in questa ideale contabilità e, lungi dall’essere parte di un ragionieristico resoconto, essa ha la nobiltà di un poetico afflato.
Ed è così per un 2025 sportivo che ci mettiamo alle spalle, non senza una gioia.
Dal sorriso discreto di Jannik Sinner, la cui gloria è nell’umiltà dei grandi, alla gioia partenopea per un nuovo scudetto. E che dire dei balzi e delle schiacciate d’oro del volley azzurro e rosa? E dell’apoteosi nelle gare di atletica e di nuoto? E c’è pure la scherma, gli ori e gli argenti del ciclismo, la sciata mondiale-bis di Federica Brignone, la terza Davis di fila dei ragazzi del tennis. Tutto, mentre si approntano, meticolose, le Olimpiadi di Milano-Cortina.

Il buon Ghezzi, ideatore del famoso Blob, avrebbe facilmente titolato: “Cose mai viste”.
Mancano i successi del calcio patriottico, ancora un po’ in ambascia. Verranno, si spera. Così come ci mancano Pietrangeli e Benvenuti, eroi di antiche imprese, che ci hanno lasciato.
L’auspicio è che lo sport, arte sublime, non trasformi il trono sacro del trionfo in un altare del denaro. La gloria appartiene a tutti. Agli atleti sì, ma anche al pubblico, autentico padrone dello spettacolo, la sola ingenua, cioè pura vestale del fuoco sacro ed immortale dello sport.















