C’è un malessere tipico di questi giorni di festa e noto come “Christmas Blues” o “Sindrome del Grinch”, caratterizzato da tristezza, solitudine, ansia e irritabilità, legate alla nostalgia, ai lutti, alle difficoltà economiche e alla pressione sociale di dover essere felici, allontanandoci dal significato originale di condivisione e rinascita.
E’ la Sindrome del Natale, una sindrome stagionale che evidenzia la discrepanza tra festa e realtà emotiva. Sarà anche per questo che, come leggiamo dalle colonne del giornale Il Foglio, la tendenza di questo Natale 2025 è il “no contact”: figli che non tornano a casa per Natale, manco una telefonata per fare gli auguri, zero contatti con la famiglia d’origine, specie con i genitori. E’ la moda dell’anno, online l’hashtag #nocontact fa proseliti e si diffonde: nel mondo sempre più figli rivendicano il tagliare i ponti con la propria famiglia come strategia di sopravvivenza e benessere psicologico.
Non manca in queste ore il forte monito di alcuni uomini della Chiesa poco allineati e pronti a richiamarci ad alcuni fondamentali. Colpiscono come fendenti, infatti, le parole del Vescovo di Andria, Monsignor Luigi Mansi, che al termine della Vigilia chiosa: “Del Natale cristiano rimasto ben poco”. “Piazze e strade piene di gente – continua -. Stanotte tutti a casa a banchettare e chiese semivuote. Si fa notte per tanti motivi, e poi non si può far festa per la nascita di Gesù trascorrendo una notte in chiesa. Penso che dobbiamo cominciare a chiederci se siamo ancora veramente cristiani”.
D’altronde, non ci va meno pesante nel suo messaggio evangelico Papa Leone che citando l’omelia di Benedetto XVI del Natale 2012 afferma: “sulla terra non c’è spazio per Dio se non c’è spazio per l’uomo: non accogliere l’uno significa non accogliere l’altro. Invece là dove c’è posto per l’uomo, c’è posto per Dio: allora una stalla può diventare più sacra di un tempio e il grembo della Vergine Maria è l’arca della nuova alleanza.” E “davanti alla violenza e alla sopraffazione – le parole del Pontefice – Egli accende una luce gentile che illumina di salvezza tutti i figli di questo mondo”. E qui la citazione di Sant’Agostino: «la superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l’umiltà divina».
E chi meglio di Lui, il Vescovo di Ippona Agostino, può illuminarci in questa atmosfera natalizia sospesa tra sacro e profano, come quando nel De vera religione scrive: “Non andare fuori di te, ritorna in te stesso, la verità abita nell’uomo interiore”. Agostino così insegna che l’uomo, per conoscere Dio, deve prima conoscere se stesso, trascendere la propria esteriorità per giungere alla propria interiorità, dove alberga la luce di Dio ed è impressa la sua immagine.
E nelle Confessioni esorta a cercare «nel nostro cuore Colui che cercavamo fuori» e ancora, nel Commento al Vangelo di Giovanni, a rientrare nel proprio cuore e lì esaminare «quel che forse percepisci di Dio, perché lì si trova l’immagine di Dio; nell’interiorità dell’uomo abita Cristo». Nella stessa interiorità – aggiungasi- c’è l’unico, insostituibile, presepe vivente della storia umana.

















