Il racconto di una guerra non è mai un’impresa facile, circolano in rete narrazioni di vario tipo, i media incalzano l’opinione pubblica con il timing delle operazioni in corso, gli indici delle borse mondiali oscillano all’impazzata preannunciando aumenti di prezzi, crisi degli scambi, deprezzamenti delle monete.
Maria Grazia Cutuli e i molti altri giornalisti che in questo ultimo mezzo secolo hanno sperimentato, anche sul proprio corpo, che cosa voglia dire descrivere la guerra, hanno testimoniato che la guerra non è un affare di onore da dimostrare, ma è interessi, violenza – spesso gratuita –, affari, mercato nero.
Più direttamente: descrivere la guerra non è più raccontare l’eccezione rispetto a una norma, quanto piuttosto confrontare la nuda vita, priva di garanzie e diritti, che riguarda chi vive laddove la guerra si consuma, descrivendola a chi «lontano», a casa propria, vive in tranquillità.
Nelle ultime ore, tuttavia, la drammatica escalation degli eventi ha avuto un’accelerazione tragicomica nel racconto delle migliaia di italiani di stanza negli Emirati: “Piovono missili su Dubai”, è il nuovo mantra che impazza sui social, “Salvate il soldato Crosetto” parimenti coinvolto tra gli italiani ivi espatriati nel goffo tentativo di mettere in salvo moglie e prole. E poi, a seguire, tra gli italiani a rischio, il Questore di Roma, l’ex CT della Nazionale Mancini, artisti (BigMama), scolaresche in viaggi studio, influencer, mistici, maestri di yoga, dietologi, tutti colti alla sprovvista da una guerra che forse non abbiam voluto veder arrivare, nonostante i tam tam delle ultime settimane.
Una nota giornalista che solitamente non la manda a dire, così ha chiosato: “La commedia umana degli italiani a Dubai sembra un film di Vanzina”.
E come in una commedia che si rispetti, infatti, i nostri amati compatrioti si sono presi tutta la scena, andando sotto i riflettori e sostituendosi a Lucia Goracci e agli altri suoi famosi colleghi inviati di guerra, per raccontarci gli eventi in diretta e dagli skyline degli hotel 5 stelle lusso di Dubai, con vista sul golfo e con la scia balistica di qualche missile sullo sfondo, magari confusa tra i fuochi d’artificio che ad ogni ora illuminano a giorno la città.
Tra l’altro, alcuni, tra grida d’allarme e appelli per rientrare in Patria, distillano pillole di saggezza come quella tizia che dal suo bravo balcone panoramico del solito Hotel per ricchi, ci spiega che il governo ha detto di stare lontani dalle finestre, per non correre il rischio di inciampare in un missile.
Voci fuori dal coro, scene di guerra in territorio di ricchi, più fiction che realtà, perché descrivere la guerra significa poi scavare nella quotidianità della violenza che la condizione di guerra rende scoperta anche laddove la guerra non c’è o appare in lontananza.

















