In questa afosa estate di metà luglio, funestata da tragedie di vario tipo, vien da chiedersi in che modo l’attualità raggiunge i bambini, quali notizie li colpiscono di più.
L’attualità arriva ai bambini attraverso gli stessi canali con cui giunge agli adulti, e cioè i media, tv in testa. Anche i bambini restano più colpiti da ciò che i mezzi di comunicazione veicolano con maggiore insistenza e forza di penetrazione, sia nel bene che nel male: catastrofi naturali, povertà, guerre, diseguaglianze. Ne restano emotivamente scossi, afferrano con interezza il dolore e l’orrore che tracimano dagli schermi televisivi, soprattutto laddove gli adulti non aiutano i più piccoli a decodificare e sistematizzare informazioni complesse.
Parlare di attualità e notizie con i bambini può essere un compito delicato e importante per aiutarli a comprendere il mondo che li circonda e a sviluppare un pensiero critico. E’ fondamentale trovare il giusto equilibrio tra informazione e protezione, tra realtà e fantasia per permettere loro di farsi un’idea del mondo di oggi in una maniera più approfondita e razionale di quello che offrono le notizie TV.
La realtà ne ispira tante di storie, a lieto fine oppure no, l’importante è la loro narrazione che favorisca lo sviluppo delle facoltà cognitive, affettive, sociali ed etico-valoriale.
Pensiamo al miracolo di Ventimiglia, che ci restituisce la trama di una fiaba moderna, il cui protagonista, un bimbo di appena 5 anni di nome Allen, scomparso da un camping, viene ritrovato sano e salvo dopo 40 ore di ricerche, rannicchiato tra i rovi, nel bosco in collina, a due chilometri dal campeggio. Non c’è bisogno di enfasi o di romanzare troppo il racconto per rendere, agli occhi dei nostri ragazzi, le virtù e la forza dei protagonisti: il bimbo Allen, in primis, che soffre di una importante forza di autismo che compromette l’interazione sociale, ma allo stesso tempo ha abilità differenti, come la possibilità di muoversi con grande agilità, è un bambino forte fisicamente. Poi ci sono i volontari della protezione civile che hanno setacciato chilometri quadrati di bosco per ritrovarlo, infine uno straordinario Prefetto che organizza in tempo record una perfetta squadra di soccorso, al cui interno hanno operato non solo i volontari e le forze di polizia, ma anche un consulente psicologo che darà le indicazioni decisive per il ritrovamento.
Non di sole favole si vive, purtroppo, se pensiamo alla tragedia occorsa, qualche giorno prima dei fatti di Ventimiglia, a Riccardo Boni, anni 17, in vacanza con i genitori, una sorella di 14 anni e due fratellini di 8 e 5 anni. La cronaca dell’incidente è scarna ma spietata: c’è un ragazzo che scava una buca di un metro e mezzo sulla spiaggia libera sabbiosa per far contenti i suoi fratellini. Calatovisi, poi, nel tentativo di scavare un tunnel, viene seppellito dal crollo improvviso, inghiottito da quel mostro di sabbia, senza che nessuno s’avveda: sarà il fratellino più piccolo ad indicare il luogo esatto dello scavo, dove peraltro gli occhiali da sole incustoditi di Riccardo preannunciano il rinvenimento del corpo che avverrà dopo 40 minuti di scavo.
Colpisce tutti indistintamente questo evento: chi non ha mai praticato piccoli scavi e costruzioni sulla sabbia, armato di paletta e secchiello? Ma quant’è labile il confine tra il gioco, la leggerezza e la tragedia? Forse dovremmo approfittare di questo tragico racconto per insegnare ai più piccoli il rispetto per l’ambiente, che abbraccia la comprensione dell’interconnessione di tutti gli esseri viventi e l’importanza di preservare gli ecosistemi.
Educare i bambini a questo rispetto fin dalla tenera età ha un impatto duraturo sulla formazione della loro coscienza ecologica. Anzi, potremmo coinvolgere gli stessi ragazzi, armati di paletta e secchiello, in progetti di pulizia e riqualificazione ambientale di quegli arenili, dove sporcizia e degrado imperano.
La spiaggia è un luogo di divertimento, ma anche di rispetto delle regole della natura. Scavare buche può sembrare un gioco innocuo, ma i dati e le testimonianze scientifiche dimostrano che si tratta di un’attività da affrontare con consapevolezza. Diffondere la conoscenza di questi rischi è il primo passo per prevenire nuove tragedie.
Partendo da siffatti racconti dell’attualità, forse riusciremo a sensibilizzare i ragazzi sui problemi sociali ed ambientali del nostro tempo, stimolando in loro l’empatia, la compassione e la volontà di contribuire al cambiamento attraverso piccole azioni quotidiane.

















