Ci sono percorsi che partono da una città di pietra chiara e silenzio operoso come Bitonto e finiscono nelle aule delle università più prestigiose del mondo. Quello di Altea Pericoli, nuova Bitontina dell’Anno, è uno di quei viaggi che non cercano il clamore, ma la comprensione profonda delle crisi che attraversano il nostro tempo.
Oggi Altea è postdoctoral research fellow tra Princeton University e l’Università Ca’ Foscari di Venezia, sostenuta da uno dei programmi europei più prestigiosi, la Marie Skłodowska-Curie Action, riservata ai ricercatori di eccellenza. Il suo lavoro si concentra su un tema che raramente arriva sotto i riflettori: l’aiuto umanitario proveniente dagli Stati del Golfo – Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti – nelle aree di conflitto come Siria, Sudan e Yemen. Capire come questi attori intervengono, con quali strumenti e con quali valori, significa decifrare una parte fondamentale delle dinamiche del Medio Oriente contemporaneo.
Il progetto che l’ha portata negli Stati Uniti, ISLAMICAID, esplora le forme di assistenza ispirate ai principi dell’Islam – zakat, sadaqa, waqf – e analizza la loro interazione con i meccanismi dell’aiuto internazionale, spesso costruiti su codici e priorità occidentali. È una ricerca che, attraverso metodo comparato, lavoro sul campo e approccio antropologico, prova a ricucire una narrazione frammentata, mettendo in dialogo mondi che normalmente non si parlano.
Il suo percorso accademico, passato per Vienna, Durham, Bergen, Oxford, il Doha Institute e il Centre for Middle Eastern Studies dell’Università di Lund, racconta una giovane studiosa che non teme di attraversare frontiere – geografiche, culturali, disciplinari – per inseguire la conoscenza. Nel 2026 uscirà il suo primo libro, pubblicato da Edinburgh University Press, dedicato al ruolo del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti nella risposta umanitaria alla crisi siriana. Un lavoro frutto della rielaborazione della sua tesi di dottorato, premiata dalla British Society for Middle Eastern Studies, che ha riconosciuto in lei una delle voci più promettenti nelle ricerche sul mondo arabo contemporaneo.
Il valore del lavoro di Altea non sta solo nella competenza tecnica, ma nella capacità di illuminare ciò che spesso sfugge: i meccanismi profondi dell’aiuto, le motivazioni religiose e politiche che lo orientano, le trattative silenziose che regolano l’accesso alle popolazioni vulnerabili. È un contributo che arricchisce la comunità scientifica e, indirettamente, anche la nostra città, ricordandoci che la conoscenza resta uno degli atti più concreti di servizio civile.
Il 27 maggio, nella Giornata del Gonfalone, Altea riceverà il riconoscimento insieme agli altri Bitontini dell’Anno. È un invito a guardare alle storie che nascono dalla nostra terra e che, senza rumore, sanno farsi strada nel mondo. E, come sempre, la redazione del daBitonto invita i cittadini a segnalare nuove storie meritevoli: perché la bellezza – quella che nasce dal talento, dallo studio, dal servizio – continua a essere il nostro dono migliore.

















