Durante la mia ultima ricognizione campestre, su segnalazione del caro Vito Sannicandro, mi sono portato in territorio bitontino, nell’attuale zona artigianale, in visita ad un vecchio “Paghjariul” adiacente alla sua proprietà.
Tale struttura, oggi quasi del tutto collassata, costruita utilizzando i caratteristici conci calcarei, formati da carbonato di calcio e di magnesio, di cui il nostro sottosuolo è ricchissimo, caratterizzato da un’architettura “contadina” molto semplice ma soprattutto funzionale, sorge nelle immediate vicinanze dell’antica via rurale denominata “antica di Torre d’Agiera”.

Questa vetusta arteria rurale, oggi ormai scomparsa a seguito della costruzione di un grande distributore di carburante con annesso autolavaggio, ubicato su via Lazzati, congiungeva Bitonto alla vicina città di Giovinazzo passando per l’omonima torre cinquecentesca.
Consultando gli scritti del Podestà Serafino Santoro apprendiamo che agli inizi del Novecento furono rinvenute lungo tale arteria rurale alcune antiche monete tra cui qualche “Sestino”, coniate a Napoli agli inizi del Cinquecento, riferibili a Giovanna la Pazza (di Castiglia) e figlio Carlo V, molto probabilmente smarrite dai numerosi viandanti che la percorrevano.

Inoltre, a dire dei contadini, proprietari dei fondi attigui, nel tempo, ai margini di tale viabilità, durante lavori agricoli, sono stati rinvenuti vari bossoli e munizionamenti angloamericani che ne attesterebbero l’utilizzo durante la II Guerra Mondiale come sede di una postazione militare strategica di controllo sul territorio circostante.

In passato, sempre nelle sue immediate adiacenze, era collocata una indispensabile antica “pescara” dalla quale in passato veniva attinta acqua potabile per abbeverarsi, per l’irrigazione ed altri svariati usi, oggi purtroppo scomparsa.
Fortunatamente, nel 2005, durante una mia perlustrazione di routine, fotografai tale arteria ed i vari manufatti ivi presenti, immortalandoli nel loro lento degrado.
Come già da me ribadito in altri scritti, tali strutture rurali meritano di essere censite, catalogate e tutelate. I “Paghjariul” fanno parte integrante del nostro patrimonio culturale rurale e sono legati indissolubilmente alla produzione del nostro pregiato olio extravergine d’oliva su cui si fonda l’economia bitontina. Tuteliamoli!!!

















