Alla fine della contesa tra la regina Giovanna I d’Angiò ed il cognato re Luigi d’Ungheria, verso la metà del XIV secolo, la cinta muraria bitontina fu ricostruita e munita di nuove torri più rispondenti alle nuove tecniche di guerra. Tra le nuove opere, oltre al possente Castello (Torre di Porta Baresana), il “Castello all’Annunziata”, e la Torre Angioina su largo Teatro, fu costruita la possente “Torre angioina” ubicata attualmente sotto il livello stradale, sull’attuale via Matteotti, nei pressi della Farmacia Vacca.
Simile alle torri cilindriche di “San Agostino” (1360) e di “Porta del Carmine” (1345), “Largo Teatro” (sec XIV) anch’essa elevata su una breve scarpa, rivestita a partire da una certa altezza da bugne a bauletto, presentava all’origine un coronamento a “merlatura”, con possibilità di difesa a “piombo”, a ”getto”, e a “leva”. La difesa a “piombo” consisteva nel lancio dall’alto di pece bollente, sassi, ecc, con sporto sulle mura o mediante l’utilizzo di caditoie. Inoltre, nelle piazzuole interne venivano posti “trabucchi” e “baliste” per il lancio parabolico di sassi e palle di fuoco.
Un piccolo ingresso immetteva nella torre suddivisa in due piani, caratterizzati da ambienti a pianta circolare probabilmente dotati di focolare e finestrella utilizzata come punto luce, comunicanti tramite una botola centrale dotata di scala retrattile. Qui al suo interno vi era un corpo di guardia, collegato direttamente con il cammino di ronda.

Edificata verso la metà del XIV secolo, presumibilmente ad opera dei protomastri “Tongo di Famagosta”, “Giovanni e Consiglio di Bitonto”, viene rappresentata in varie vedute prospettiche della città di Bitonto (Azzaro 1586, Carlo Rosa 1656, Pacichelli 1703, Rullan 1727, Orlandi 1770).
Alla fine del seicento l’antica struttura inglobata nella possente cinta muraria, unitamente alla altre torri, perde la sua funzione difensiva per trasformarsi presumibilmente in semplice abitazione con magazzino. Da un inventario dei beni immobili di proprietà del comune di Bitonto, redatto il 1735 per il fiscale di Trani, risultano scaglionate 26 torri sul perimetro murario, mentre nella nella planimetria tardo cinquecentesca dell’ “Azzaro” ne enumerava 28.
















