Molteplici sono i post apparsi su Facebook a seguito della piena del nostro piccolo “torrente”, di incerta e fantasiosa denominazione, attraverso il proprio originario alveo torrentizio, canale scavato naturalmente dall’acqua nel tempo, delimitato dalle naturali sponde in cui oggi sorre l’acqua delle attuali piogge torrenziali.
Tale torrente, che chiameremo “Tiflis” o “Tifre”, che in passato lambiva l’antichissima “Lama Balice“, presente in alcune vecchie foto panoramiche, databili alla fine dell’Ottocento, si origina tra Ruvo di Puglia e Corato e dopo aver attraversato il territorio del comune di Bitonto termina a nord della città di Bari, presso il quartiere Fesca.
Il toponimo “Balice” è riconducibile al latino medievale “baligium” cioè “valle”, indicata già in un documento del Libro Rosso di Bitonto in cui si legge: “baligium qua igitur Barium”, ovvero “valle attraverso la quale si giunge a Bari”. Consultando il preziosissimo ed esaustivo volume intitolato: Pochi giorni a Bitonto, Lettere del Prof. E. Teodoro De Simone (l’ecclettico Enrico Sappia, sotto mentite spoglie), stampato in Napoli nel 1876, apprendiamo che in uno scritto dell’erudito professore e canonico Comes, intorno all”etimologia di Bitonto, nome della nostra amata città, tra le varie ipotesi vi è quella che “da un fiume chiamato Bitontolo, che ivi d’accosto scorreva, traesse la sua denominazione. E ben parebbe un letto asciutto di fiume sia tutt’ora intorno alle mura della città. Seguendone i tortuosi meandri, questo fiume, e forse meglio direbbesi questo torrente, dalle Murge di Ruvo sarebbesi gettato, dopo aver bagnato Bitonto, vicin vicino a Bari, nell’Adriatico“.
Questo torrente, normalmente in secca, in occasione di precipitazioni più abbondanti, come le attuali, si gonfia per l’apporto di acqua piovana. Leggendo l’interessante monografia intitolata “La Majne” di Antonio Castellano, Pasquale Cioce e Michele Muschitiello, apprendiamo che negli anni 1529 e 1528 Bitonto fu colpita da tremende alluvioni. Il 29 Agosto del 1833 a seguito di una grande alluvione crollarono ponti, argini e terrapieni.
Un’altra disastrosa alluvione si verificò il 1 ottobre 1846 a seguito della quale l’acqua si riversò con grande violenza, carica di alberi divelti e massi calcarei, sulla spianata antistante la Chiesa di Santa Teresa, sommergendola sino all’altezza di 2 metri.

















