Un sentito ringraziamento al caro Michele Petta, titolare del noto Bar Castello, per aver condiviso con noi tutti queste bellissime foto storiche, studio fotografico Foto Franco, risalenti al 1977, inerenti l’operato della “Confraternita bitontina di San Michele Arcangelo” e dell’omonima “Compagnia a piedi”, le quali, in sinergia, si prodigarono per reintegrare i preziosi ornamenti in oro trafugati in tale anno dalla statua di San Michele Arcangelo ubicata nell’omonima Basilica Santuario di Monte Sant’Angelo.
Consultando la pubblicazione: “Storia della confraternita di San Michele Arcangelo di Bitonto”, a cura della Confraternita nel terzo centenario della sua istituzione, apprendiamo che:
“L’undici agosto 1977 alcuni furfanti rubarono tutti gli ornamenti d’oro della statua di marmo di San
Michele. Si gridò allo scandalo da tutto il mondo cristiano per tale atto sacrilego e da ogni dove si determinarono attestazioni di solidarietà al santuario micaelico. Tra queste un telegramma degli abitanti di Bitonto con cui si informava il rettore del santuario che la statua sarebbe stata prontamente reintegrata degli ornamenti trafugati.

Nel giro di pochi giorni, infatti, confraternita e compagnia si incaricarono di attuare una raccolta pubblica di denaro, ricorrendo a cassette salvadanai dislocate nei vari punti della città. Fu un gran concorso di cittadini facoltosi e cittadini di umili condizioni nella raccolta del denaro, tant’è che in poche settimane il comitato preposto era in grado di recarsi a Bari nel laboratorio-argenteria De Lena per ordinare i pezzi: una corona, una spada, una catena, un anello, un bracciale con l’aquila imperiale.

Tutti questi oggetti erano in oro o in argento massiccio laminati in oro. Benedetti nella Cattedrale di Bitonto dal vescovo Mons. Aurelio Marena nel corso di un solenne pontificale, furono portati a Monte Sant’Angelo. Questa
volta il gruppo dei devoti non si portava a piedi come da antica tradizione nel mese di maggio e con il carico di olio per alimentare la lampada votiva: esso giungeva in una gelida giornata autunnale a manifestare al Santo la secolare devozione. Una ventina di pullman e un centinaio di macchine trasportarono circa duemila persone al sacro monte, impediti i più animosi da un cielo cinereo di affrontare la salita a piedi per i ripidi tornanti. Una volta in città tutti i bitontini, con il sindaco Granieri in testa, si fermarono a piazza Tancredi, mentre i rintocchi della campana centrale della Basilica annunciavano il loro arrivo.
Ma la tradizione non poteva interrompersi: anche allora una gara d’asta assegnava ai più prodighi l’onore di portare lo stendardo, le lampade votive, i campanelli e i doni preziosi. Anche i montanari erano accorsi a significare il loro giubilo per tanta devozione e così grande concorso di persone. E nella grotta, ai piedi dell’Arcangelo, si alternarono canti, preghiere, applausi, commozioni, momenti di gioioso stare insieme. Non era fanatismo o ancestrale esaltazione, era più semplicemente l’espressione di un sentire collettivo animato da
profonda fede”.

Nelle numerose e preziose foto è ritratto, tra i noti personaggi bitontini ed il popolo tutto, il caro Pasquale Petta, padre di Michele, instancabile lavoratore, uomo gentile e premuroso, capostipite di numerosi figli baristi, e discendenti, dediti alla ristorazione con una forte enfasi per i Caffè e la pasticceria: Bar Castello, Smic Caffè, Bar Vittoria, Gran Caffè Petta bistrot, L’altro Caffè, Bar Gattopardo.

















