Nel 1708, nel Napoletano, alla dominazione spagnola era subentrata l’austriaca. Frattanto Elisabetta Farnese, seconda moglie di Filippo re di Spagna, volendo, almeno in parte, fare recuperare alla corona spagnola i perduti domini italiani, allestì un esercito che affidò all’infante suo figlio Carlo, già proclamato, per la morte di Antonio Farnese, duca di Parma e Piacenza e principe d’Etruria. Il 25 Maggio del 1734 fu combattuta nella nostra città la famosa “Battaglia di Bitonto”, nella quale si scontrarono l’esercito spagnolo, comandato dal generale Montemar, e quello austriaco, guidato dal Principe di Belmonte, conclusasi con la disfatta dell’esercito austriaco e la vittoria degli spagnoli.
Questa battaglia, determinante per la ricostruzione del regno meridionale, portò definitivamente il Regno di Napoli sotto il dominio di Carlo di Borbone, il quale dotato di capacità organizzative e dinamismo si dedicò con fermezza al progresso ed al riordino delle forze armate. Sotto la sua guida infatti fu individuata per la prima volta la necessità di creare istituti specializzati per la formazione degli ufficiali delle varie armi. Ciò portò alla fondazione nel 1735 della “Real Academia de los Guardias Estendartes de las Galeras”, nel 1745 dell'”Accademia di Artiglieria” e nel 1754 dell'”Accademia del Corpo degli Ingegneri militari”.
L’opera di Carlo III fu continuata e perfezionata dal figlio Ferdinando IV di Borbone, il quale nel 1769 fuse la “Reale Accademia di Artiglieria” con quella del “Corpo degli Ingegneri” nella “Reale Accademia Militare”, successivamente denominata “Scuola Militare Nunziatella” con sede in Napoli, attualmente uno dei più antichi istituti di formazione militare del mondo. Sebbene l’organizzazione e la lingua ufficiali fossero ancora spagnoli le milizie erano prevalentemente italiane ad eccezione degli ufficiali addetti ad inquadrare i reparti.
Nel novembre del 1743 vennero costituiti i “Reggimenti Provinciali”. In Puglia vi erano tre Reggimenti: “Capitanata”, “Terra d’Otranto” e “Bari”. Per quanto attiene alle uniformi i militari di “truppa” erano generalmente dotati di una “giamberga” (lungo abito a file di bottoni con falde rialzate e con ampi risvolti alle maniche), e di un “giamberghino” (sottoveste o gilet), calzoni chiusi al ginocchio, cravatta, alte ghette e tricorno di feltro nero. Gli ufficiali si distinguevano per il maggior pregio delle stoffe, degli ornamenti e per l’uso della “gorgiera” dorata con giglio d’argento. I reparti venivano identificati per il colore della “giamberga”, dei risvolti e dei paramani, per quello del “giamberghino” e dei calzoni e per i metalli e il nastro del tricorno che potevano essere galli o bianchi.

La coccarda era quasi sempre scarlatta, colore caratteristico della casa Borbone. L’equipaggiamento, esclusivamente in cuoio naturale, si integrava all’ armamento che era costituito da spada e spuntone per gli ufficiali e fucile con baionetta per la fanteria. Per il “Reggimento Bari”, preposto a vigilare e garantire l’ordine e la sicurezza nelle terre della nostra Bitonto, le uniformi degli ufficiali erano caratterizzate da una “giamberga” di colore bianco e da un “giamberghino” di colore azzurro, viceversa per i militari di truppa.
Viene da chiedersi che sviluppo avrebbe avuto l’Italia in campo militare se il 25 maggio 1734 la vittoria sotto le mura di Bitonto invece di sorridere agli spagnoli si fosse accampata con gli austriaci?
















