“U’ próise” (il priso) è un termine dialettale, diffuso dalle nostre parti, che indicava anticamente il “pitale” o “vaso da notte”, utilizzato in passato prima dell’avvento dei servizi igienici moderni.
Rudimentale WC in terracotta smaltata, più stretto nella parte inferiore, era collocato in uno sgabuzzino o in uno stipo a muro e dotato di un coperchio in legno, pensato per contenere gli odori. Il bagno era completato dalla famigerata “pézze dù pròise”, uno straccio appeso a un chiodo, usato al posto della carta igienica. Lo stesso veniva cambiato solo la sera, sostituito con uno già usato, bollito, asciugato e riutilizzato fino alla completa consunzione.

Svuotare il priso era un’operazione quotidiana necessaria per la gestione dell’igiene domestica.
Ogni mattina per le strade di Bitonto passava “u’ carràtid”, un carretto, “u’ trajòine”, trainato da muli, una rudimentale “autobotte” dove venivano svuotati tali vasi da notte. Le donne si facevano trovare davanti casa all’alba per scaricare rapidamente il contenuto. Una volta pieno, “u’ carràtid” veniva portato in campagna e li svuotato per concimare le piante.

















