Durante le mie ultime innumerevoli ricerche, presso la nostra amata Biblioteca Comunale Eustachio Rogadeo, durante la consultazione delle pregiatissime “Cinquecentine”, mi sono fortuitamente imbattuto nelllo schema dell’antico gioco denominato “Ndraia”, schema riportato sulla copertina in “pelle” di un vetusto volume intitolato “M. TULLII CICERONIS OFFICIORUM”, stampato in Venezia il 1563.

Lo schema di questo antico gioco è presente in vari luoghi bitontini scolpito sulle dure chianche. Tale gioco, molto in voga nel passato a Bitonto, già dagli inizi del cinquecento, si realizzava scolpendo sulla roccia il proprio schema quadrangolare, soluzione ottimale per non sprecare carta e rendere il gioco praticamente ripetibile all’infinito.
I due giocatori alternativamente mettevano sugli incroci dei segmenti una delle tre pedine a propria disposizione e spesso la pedina era costituita da piccoli sassolini o altri piccoli oggetti reperibili al momento, come ad esempio anche piccoli pezzi di scorza di arancia o mandarino. La “mossa” consisteva nello spostare una qualsiasi propria pedina da un incrocio di segmenti ad un altro. L’obiettivo era quello di disporre le tre pedine in linea retta, una specie di “Tris”, impedendo che l’altro giocatore facesse altrettanto.

Possiamo immaginare, lungo le viuzze bitontine, un nutrito gruppo di ragazzini, tutti intorno al “ludico graffito”, seduti per terra, i quali a vicenda si sfidavano alla “Ndraia”, ognuno con le proprie “pedine” fortunate, mentre si divertivano con un gioco semplice, intuitivo, logico, che riusciva nella sua estrema semplicità di esecuzione e realizzazione ad aggregare numerosi giovani nelle lunghe e calde giornate estive.
















