Nella bassa Puglia, tra le pietre chiare delle masserie, sorge Zollino, un borgo piccolo, uno dei centri più autentici del Salento ellenofono, dove il griko – la lingua dei padri e dei monaci bizantini – è ancora una traccia viva e ostinata, malgrado tante difficoltà. Qui la modernità arriva con passo discreto, senza cancellare il passato.
Eppure, nonostante la sua dimensione raccolta e antica, Zollino sa accendersi di una vitalità contagiosa. Ogni anno, nel cuore dell’inverno, diventa teatro di un evento che ne incarna l’anima più profonda: la Festa de lu Focu, che illumina la notte del 28 dicembre. È un rito che unisce il sacro e il profano, la tradizione contadina e la festa popolare. Nata dai gesti quotidiani dei contadini – che dopo la potatura degli ulivi bruciavano i rami secchi – la festa si è trasformata nel corso dei secoli in un grande momento collettivo di purificazione e di speranza.
Nei giorni che precedono la celebrazione, tutto il paese si prepara. Si raccolgono le fascine, si costruisce con cura la grande pira di rami d’ulivo nella piazza principale, si sistemano i banchi per il vino e le specialità locali. Quando la sera arriva, la piazza si riempie: i tamburelli iniziano a battere, i profumi di pittule, fave e cicorie, peperoni arrostiti e vino nuovo si diffondono nell’aria. Poi, un attimo di silenzio. La pira viene accesa e un grido collettivo accompagna la prima fiamma. Le scintille si alzano alte, come stelle improvvise, e il cielo di Zollino si riempie di luce.
Il fuoco diventa allora protagonista assoluto: simbolo di purificazione, rinascita, fertilità e comunità. Intorno ad esso si balla, si canta, si beve, si raccontano storie. Le compagnie di pizzica e musica popolare si alternano sul palco, trasformando la piazza in un vortice di ritmo e allegria. Artisti e artigiani locali espongono le proprie opere, mentre i bambini corrono tra le luci e i colori e gli anziani osservano con il sorriso di chi riconosce in quella fiamma un gesto antico, familiare.
Negli ultimi anni la festa ha assunto anche una dimensione artistica e culturale più ampia, grazie alla presenza di installazioni luminose, spettacoli teatrali, performance e incontri dedicati alla memoria contadina e ai riti del fuoco nel Mediterraneo. Ma il suo cuore resta lo stesso: quella fiamma che arde nella notte come promessa di un nuovo inizio.
Zollino è così: un luogo dove il passato non è nostalgia e dove ogni fiamma parla di identità e continuità. La vera modernità può consistere nel saper ricordare.

















